“El Niño” si conferma l’ammazza uragani sull’Atlantico tropicale, il forte “Wind Shear” all’origine della mancata formazione di sistemi organizzati

Ecco perché il fenomeno di “El Niño” impedisce lo sviluppo degli uragani sull’Atlantico tropicale

Mentre sull’oceano Pacifico il notevole riscaldamento delle acque superficiali, indotto dal fenomeno di “El Niño”, sta favorendo una sensibile intensificazione dell’attività delle tempeste e dei cicloni tropicali, sull’oceano Atlantico il “Nino” si conferma il principale nemico degli uragani e delle tempeste tropicali che tentano di svilupparsi fra le coste dell’Africa occidentale e il mar dei Caraibi.

Si nota la presenza di un intenso "getto sub-tropicale" in quota sopra l'area caraibica e l'Atlantico, tipico esempio del pattern di “El Niño”
Si nota la presenza di un intenso “getto sub-tropicale” in quota sopra l’area caraibica e l’Atlantico, tipico esempio del pattern di “El Niño”

Il progressivo emergere di una vasta piscina di acque molto calde sul Pacifico equatoriale orientale, nel tratto antistante le coste di Peru, Ecuador, Colombia e Panama, sta producendo, come da previsione, un graduale allentamento degli Alisei sul Pacifico tropicale orientale, accompagnato da un notevole rinforzo del “getto sub-tropicale” e del “getto polare” a latitudini più elevate, con frequenti “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto” nell’alta troposfera a 250 hpa) che dal Pacifico si propagano verso gli States e successivamente in direzione dell’Atlantico, dove l’intensificazione del “Wind Shear verticale” in quota tende a inibire lo sviluppo di tempeste tropicali e possibili uragani sopra le acque dell’Atlantico tropicale. La presenza di questi forti venti in quota, provenienti dal quadrante occidentale, solitamente impedisce un consolidamento dell’attività convettiva, “frustando” in quota la sommità di queste gigantesche nubi temporalesche, che possono essere alte anche più di 14-15 km.

El-Nino-1997Difatti nel tipico pattern atmosferico di “El Niño” lo sviluppo di una vasta circolazione depressionaria sul Pacifico settentrionale provoca una notevole intensificazione del “getto polare” e del “getto sub-tropicale” che subiscono periodiche accelerazioni, con frequenti “Jet Streaks” che dal Pacifico si muovono in direzione dell’Atlantico settentrionale, creando un ambiente non certo favorevole alla formazione dei cicloni tropicali. Ma oltre alle notevoli influenze in quota “El Niño” sta producendo importanti effetti anche lungo la superficie oceanica dell’Atlantico. Per quel che concerne le anomalie termiche delle acque superficiali dell’oceano Atlantico si nota come nel settore più orientale dell’Atlantico tropicale, davanti le coste dell’Africa occidentale, le acque oceaniche risultino un po’ più fresche della norma, mentre sul settore più occidentale e sull’area dei Caraibi le temperature siano relativamente in linea con le medie o a tratti poco sopra la media.

sst-mar2015Questo raffreddamento delle acque superficiali dell’Atlantico tropicale orientale è da attribuire alla prolungata fase di NAO (North Atlantic Oscillation) positiva dal Novembre 2014. Una fase positiva della NAO si associa ad un rafforzamento dell’alta pressione sub-tropicale delle Azzorre e ad una notevole intensificazione del flusso degli Alisei di NE su tutto l’Atlantico tropicale settentrionale, dal Western Sahara fino alle coste del Venezuela. L’azione costante degli Alisei di NE, che spirano lungo l’Atlantico tropicale, crea un costante “Upwelling”, con un importante rimescolamento delle acque che tende a raffreddare la superficie oceanica. Quando sull’Atlantico tropicale prevalgono anomalie termiche negative, seppure di poco, è altamente probabili attendersi una stagione degli uragani alquanto debole o particolarmente fiacca. Come del resto si sta rilevando fino ad oggi.