Al momento Pechino – accusata di mancanza di trasparenza – ha ordinato l’arresto di una decina di dirigenti della compagnia che gestiva il magazzino esploso a Tianjin
La pioggia caduta nelle ultime ore sul porto cinese di Tianjin aumenta i timori di inquinamento dovuto alle sostanze tossiche presenti nel magazzino esploso mercoledì scorso e nel quale si trovavano almeno 700 tonnellate di cianuro di sodio, secondo fonti governative cinesi. La pioggia potrebbe infatti reagire con eventuali sostanze chimiche e disseminarle su un’area più vasta: al momento le autorità assicurano che né l’atmosfera né l’acqua presentano rischi per la popolazione; tuttavia, otto dei quaranta campioni d’acqua prelevati nella zona sgomberata dopo l’incidente presentano quantità di cianuro fino a 28 volte superiori alla quantità massima raccomandata. Il cianuro di sodio, sostanza estremamente tossica sia se inalata che ingerita (ma anche al contatto cutaneo) si presenta sotto forma di polvere cristallina in grado di liberare in determinate condizioni del cianuro di idrogeno, gas asfissiante potenzialmente mortale. Oltre al cianuro tuttavia nei depositi – secondo la televisione di Stato cinese Cctv, che cita fonti dei servizi di soccorso – vi erano in totale 3mila tonnellate di prodotti chimici pericolosi, fra cui nitrato d’ammonio e nitrato di potassio. Al momento Pechino – accusata di mancanza di trasparenza – ha ordinato l’arresto di una decina di dirigenti della compagnia che gestiva il magazzino, la Ruihai international Logistics, mentre il responsabile locale della sicurezza sul lavoro è stato accusato di “presunte gravi violazioni della disciplina e della legge”, terminologia associata di norma alle inchieste per corruzione.

















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