L’Atlantico sforna il primo piccolo uragano del 2015, la tempesta sfiderà il fortissimo “wind shear” prodotto da “El Niño”

Ecco la probabile evoluzione del primo uragano atlantico del 2015

Dopo il lungo periodo di quiete determinato dalle continue interferenze di “El Niño”, ormai giunto nella fase “strong”, l’Atlantico nelle ultime ore è riuscito a sfornare il primo uragano dell’estate 2015, nonostante gli elevati valori di “wind shear” tuttora presenti sopra gran parte dell’Atlantico tropicale.

gl_sst_mm (2)Nel corso delle ultime 24 ore la piccola tempesta tropicale “Danny”, nata nei giorni scorsi a largo delle coste dell’Africa occidentale, muovendosi sopra le calde acque superficiali dell’Atlantico centrale, in un ambiente abbastanza umido, grazie all’elevazione verso nord del “fronte di convergenza intertropicale”, è riuscita ulteriormente ad intensificarsi, raggiungendo così lo status di uragano di 1^ categoria sulla scala Saffir-Simpson. Alle 05:00 PM di giovedì 20 Agosto 2015 “Danny” è stato promosso ufficialmente ad uragano di 1^ categoria, con una pressione centrale scesa al di sotto dei 992 hpa e venti medi sostenuti che hanno raggiunto la soglia dei 121 km/h nell’area ristretta attorno il profondo minimo barico. Al momento la tempesta non rappresenta alcuna minaccia per le terre emerse, trovandosi posizionata in mezzo all’Atlantico tropicale, nel tratto antistante le Piccole Antille.

Il piccolo uragano "Danny" osservato dalla Stazione Spaziale Internazionale
Il piccolo uragano “Danny” osservato dalla Stazione Spaziale Internazionale

Attualmente il piccolo uragano si trova posizionato attorno i 12.5° nord di latitudine e 44.8° ovest di longitudine, circa 1.100 miglia a est delle isole Leeward. “Danny” si sta muovendo verso ovest-nord-ovest a circa 12 miglia/orarie, un ritmo piuttosto modesto per i cicloni tropicali in questa regione. Nel pomeriggio di ieri il piccolo ciclone tropicale, in azione nel cuore dell’Atlantico tropicale, è stato raggiunto da infiltrazioni di aria più secca in quota che hanno in parte indebolito l’attività convettiva attorno il nucleo della tempesta, soprattutto sul lato settentrionale maggiormente esposto a queste intrusioni di masse d’aria molto secche che escono dal Sahara occidentale. Nonostante l’arrivo di queste infiltrazioni di aria secca in quota “Danny” è riuscito a rigenerare la convenzione nei pressi del nucleo, per merito sia della confluenza dei venti ciclonici nei bassi strati e della presenza di aria molto umida lungo il bordo più meridionale della circolazione depressionaria che ha fornito il carburante allo scoppio della convenzione profonda.

atsani-vs-danny-8.20.15Questa rigenerazione dell’attività convettiva è stata, in parte, favorita anche dalle piccole dimensioni della tempesta. Durante la fase di rapida intensificazione dell’attività convettiva è stato possibile osservare la formazione di un piccolo occhio centrale, avente un diametro di pochi km. Difatti “Danny”, come tutti gli uragani che vengono circondati da aria più secca, presenta una struttura parecchio ristretta. Basti pensare che l’area dove spirano i venti che raggiungono l’intensità di uragano non supera nemmeno i 20 miglia di diametro, mentre la zona interessata dai venti aventi l’intensità di tempesta tropicale si aggira attorno i 50-60 miglia dal minimo barico del ciclone.

La convenzione presente attorno il nucleo di "Danny" osservata dal satellite visibile
La convenzione presente attorno il nucleo di “Danny” osservata dal satellite visibile

Viste le dimensioni alquanto ristrette per “Danny” non sarà facile avvicinarsi alle Piccole Antille mantenendo lo status di uragano. Anzi, il futuro di “Danny” rimane ancora molto incerto per via della presenza poco più a nord, oltre i 19° nord di latitudine, di una vasta area di aria molto secca e carica di polvere desertica, in uscita dai deserti del Sahara occidentale per estendersi su tutto l’Atlantico tropicale. Non appena “Danny” sarà costretto a salire di latitudine questo esteso flusso di aria secca sahariana rischia di essere risucchiato all’interno della circolazione depressionaria facente capo al piccolo uragano, determinando un rapido indebolimento della convenzione e il conseguente declassamento del sistema a semplice tempesta tropicale. Inoltre “Danny”, man mano che salirà di latitudine, dovrà fare i conti pure con i fortissimi venti occidentali in quota, caratteristici negli anni di “El Niño” a causa del sensibile riscaldamento elle acque superficiali del Pacifico orientale, che dall’area caraibica si versano sopra l’Atlantico tropicale, raggiungendo velocità davvero ragguardevoli al traverso delle Piccole Antille, con frequenti “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto”) nell’alta troposfera.

saharan-dust-1500Z-8.20.15Si tratta di situazioni che si renderanno letali per ogni tipo di sistema tropicale in fase di sviluppo tra l’Atlantico tropicale e i Caraibi. Questi venti così potenti in quota possono disintegrare la struttura verticale di un uragano in poche ore. Per ora il “wind shear” sopra l’area di “Danny” rimane debole poiché l’intensa attività convettiva associata al piccolo uragano, sfondando verso il limite della troposfera, ha creato un’area di alta pressione in quota.

Tropic Nino patternNel weekend “Danny”, muovendosi verso nord-ovest avvicinandosi alle Piccole Antille, sì imbatterà in forti venti occidentali in quota che taglieranno, inevitabilmente, la sua struttura. Ma contribuirà anche a spingere aria secca e polverosa all’interno della circolazione depressionaria. Se “Danny” riuscirà a sopravvivere ai fortissimi venti di taglio attesi nel weekend allora cresceranno le probabilità di vedere il sistema transitare vicino Antigua e Barbuda come tempesta tropicale capaci di apportare forti rovesci e venti intensi.