Uno studio americano ha dimostrato come iniettare insulina per via nasale neo pazienti che soffrono di Alzheimer permetta al cervello di migliorare le performance cognitive legate alla memoria: potrebbe essere la chiave di soluzione al morbo che affligge 44 milioni di persone nel mondo
L’insulina immessa nella cavita’ nasale arriva alle zone del cervello colpite da Alzheimer e demenza senile con risultati duraturi nel migliorare la memoria e senza finire nel sangue. A dimostrare l’efficacia dell’utilizzo di insulina, per il trattamento dei problemi cognitivi legati all’invecchiamento e’ un nuovo studio condotto da ricercatori della University of Washington School of Medicine, della Veteran Administration Puget Sound e della Saint Louis University. Fino ad ora era noto l’effetto dell’insulina sulla memoria ma “c’erano poche prove di come entrasse nel cervello e come agisse”, ha detto William Banks, uno degli autori dello studio. I ricercatori di questo studio, pubblicato sul ‘Journal of Alzheimer’, hanno utilizzato un modello di topo che, andando avanti con l’eta’, sviluppa problemi di apprendimento e memoria. Nel test di riconoscimento degli oggetti, dopo una singola dose di insulina intranasale, le cavie riuscivano a ricordare gli oggetti visti prima, diversamente da quelle cui non era stata somministrata. I ricercatori hanno anche visto che l’insulina non finisce nel sangue, eliminando cosi’ una delle principali preoccupazioni nella comunita’ medica, perche’ abbasserebbe i livelli di zucchero. Inoltre, dosi ripetute aumentano l’efficacia per la memoria. La malattia di Alzheimer e altre forme simili colpiscono oltre 44 milioni di persone e il numero e’ destinato a raddoppiare entro il 2030.


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