Ricerca: un nuovo test monitora la salute delle ossa grazie agli astronauti NASA

Il team di geochimici, biologi e medici dell’Arizona State University e della Mayo Clinic hanno lavorato con la Nasa per sviluppare il nuovo test rapido per la salute delle ossa

Un nuovo test, realizzato anche grazie alla collaborazione degli astronauti della Nasa, permetterà di monitorare in tempo reale le patologie delle ossa, dall’osteoporosi al tumore. L’efficacia dell’esame, che misura i cambiamenti della concentrazione degli isotopi di calcio, è stata valutata sui campioni di sangue degli astronauti della Nasa da un team guidato da Ariel Anbar dell’Arizona State University, attraverso un lavoro presentato a Praga alla Goldschmidt Conference. Le nostre ossa sono fatte in gran parte di calcio, e proprio il turnover del calcio può indicare lo sviluppo di una patologia. Il team di geochimici, biologi e medici dell’Arizona State University e della Mayo Clinic hanno lavorato con la Nasa per sviluppare il nuovo test rapido per la salute delle ossa. Questo metodo, che sfrutta la spettrometria di massa, può rilevare le quantità relative di due isotopi di calcio, calcolando così il tasso di variazione della massa ossea. “Il grande vantaggio – commenta Anbar – è che queste misurazioni mostrano cosa sta accadendo nell’osso in tempo reale“, consentendo interventi precoci. E proprio gli effetti della permanenza nello spazio si sono rivelati utili per la messa a punto del test. A causa della gravità zero, infatti, gli astronauti sperimentano una rapida perdita di massa ossea. Lavorando con la Nasa, il team di scienziati ha misurato le variazioni degli isotopi di calcio nell’urina di 30 astronauti dello Shuttle prima, durante e dopo i voli. Questo ha consentito ai ricercatori di confermare che il test ha un’elevata sensibilità. Il tutto con “semplici campioni di urina presi nelle varie fasi della missione“, scrivono i ricercatori. Il team ha poi confrontato i risultati ottenuti su un gruppo di 71 pazienti affetti da mieloma multiplo o a rischio di questa patologia. Secondo i ricercatori il test è in grado di aiutare i medici a valutare l’andamento della malattia, e potrebbe influire sulla scelta del trattamento più adatto. Al momento il test è ancora in sviluppo, ma “abbiamo dimostrato che può funzionare. C’è ancora lavoro da fare“, ma i primi risultati sono promettenti, conclude Anbar. Commentando il lavoro Scott Parazynski, ex astronauta della Nasa e docente all’Arizona State University, si dice convinto che la ricerca potrebbe aprire la strada a “uno strumento diagnostico realmente significativo“, utile ai medici per seguire in tempo reale le patologie ossee.