Non tutto è perduto se si cade in un buco nero: si può sempre uscirne. E’ giunto a questa conclusione Stephen Hawking, astrofisico di grandissima fama, che ha elaborato una nuova teoria su dove finisca l’informazione relativa a un oggetto risucchiato in un buco nero, un luogo dove la gravità è tale da comprimere la materia al punto che le leggi della fisica smettono di esser valide. In una lezione pubblica a Stoccolma, Hawking ha spiegato: “se sapete di essere in un buco nero, non mollate. C’è modo di uscirne”, e ha aggiunto di aver scoperto il meccanismo “con il quale l’informazione riesce a uscire dal buco nero”. Il pluripremiato fisico parlava all’Istituto reale di tecnologia KTH, che ospita la Hawking Radiation Conference, dedicata al mistero del “paradosso dell’informazione”, un enigma su ciò che accade agli oggetti inghiottiti da un buco nero.
L’informazione sullo stato fisico di un oggetto che scompare in un buco nero sembra andare completamente perduta. Ma in base alle leggi dell’universo questo è impossibile: deve poter essere ritrovata da qualche parte. SecondoHawking l’informazione viene trasferita in una specie di ologramma sul bordo del buco nero.
I buchi neri si formano quando stelle sufficientemente grandi finiscono il combustibile e collassano su se stesse. La materia di cui sono composte viene compressa in un’area estremamente piccola con un campo gravitazionale estremamente forte. A lungo gli scienziati hanno pensato che nulla potesse sfuggire alla gravità di un buco nero, neppure la luce, il fenomeno più veloce dell’universo.
Nel 1974, Hawking descrisse come, contro ogni aspettativa, i buchi neri emettono radiazione. La gran parte dei fisici oggi ritiene che la sua idea sia corretta e hanno chiamato la radiazione “radiazione di Hawking“. Tuttavia le ricerche del fisico portarono alla conclusione che il buco nero che emette radiazioni finisce per evaporare e tutte le informazioni sugli oggetti che ha inghiottito vanno perdute.
E qui è l’enigma. La meccanica quantistica, un teoria che descrive in maniera estremamente efficace la realtà a livello atomico e subatomico, stipula che l’informazione non va mai persa, neppure quando finisce all’interno di un buco nero. E questa si ritene sia una legge naturale inviolabile.
Come superare allora il paradosso dell’informazione? Alcuni fisici hanno suggerito che forse l’informazione sfugge a un buco nero. Hawking ha sempre sostenuto fermamente il contrario, poi, dopo trent’anni, ha cambiato idea, presentando dei calcoli che dimostrano come alla fine l’informazione può uscire dal buco nero: mancava ancora il come. Lunedì sera il professore Hawking ha tenuto una conferenza divulgativa a Stoccolma. Alla fine della conferenza, seguita da 3.000 persone, il professore non ha resistito: ha dovuto creare l’aspettativa. “Ho ora scoperto come l’informazione viene restituita da un buco nero” ha detto dal palcoscenico semibuio, con un unico far o che illuminava la sua silhouette in carrozzina: “ne parlerò a un convegno domani”. Il giorno dopo al KTH Hawking ha tenuto fede alla sua promessa. Ha concluso una presentazione molto tecnica a beneficio dei suoi colleghi fisici affermando “propongo che l’informazione non sia conservata nel buco nero, come ci si potrebbe attendere, ma nel suo confine, l’orizzonte dell’evento”. Hawking, 73 anni, aveva inizialmente suggerito che la radiazione emessa dal buco nero non contiene informazioni sugli oggetti finiti al suo interno. Oggi si è convinto che ciò che cade dentro il buco nero influisca sulla radiazione che questo emette, quindi l’informazione viene immagazzinata nelle radiazione, senza violare al meccanica quantistica.


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