Il parere dell’esperto dopo la tragica uccisione di un uomo da parte di un cinghiale in Sicilia
“E’ un ennesimo caso di dolorosissimo attrito tra mente umana e mente animale. A parte gitanti e cacciatori che si frappongono tra madri e cuccioli o mettono alle strette qualche maschio dalle potenti zanne, tutti gli animali selvatici, cinghiali inclusi, temono la presenza dell’uomo. Pero’ la disponibilità di residui, immondizie, orti, giardini con piante tuberose o terreni umidi ricchi di lombrichi, non recintati rende appetibile la vicinanza dell’uomo”. Così all’Adnkronos Enrico Alleva, etologo e socio dell’Accademia dei Lincei, dopo il caso della coppia di anziani caricata dai cinghiali a Cefalù.
“Le amministrazioni locali dovrebbero monitorare questi incontri troppo ravvicinati con animali potenzialmente pericolosi (senz’altro per le dimensioni) e – sottolinea – promuovere una cultura di reciproca tolleranza utilizzando le competenze del coordinamento di associazioni scientifico-accademiche”. Più in generale “nella società liquida con nuclei familiari composti sempre da meno persone l’usanza poi di riversare il proprio affetto sociale verso animali selvatici nutrendoli con pane secco e altro non di rado esce dalla normalità e si tratta – spiega – di un processo di psicopatologia classificabile come zoomania. E’ lì la ragione per la quale pacifici ma pesanti gabbiani molestano avventori o camerieri al bar, ungulati quali daini diventano improvvisamente aggressivi addirittura piccole cinciallegre compiono atti di inatteso e temerario coraggio”.


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