Alla scoperta di Recanati, la città di Leopardi

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Ecco Recanati, la città dei piccicasanti e del Colle dell’Infinito

“La donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole, col suo fascio dell’erba; e reca in mano un mazzolin di rose e viole….” , sono i primi versi di una celebre poesia che tutti noi abbiamo letto almeno una volta nella vita. Non vi viene in mente? Si tratta del “ Sabato del villaggio“. Avete un lapsus e non vi ricordate l’autore? E’ Giacomo Leopardi. Si, è proprio lui. Uno degli scrittori del Romanticismo dell’Ottocento, che tutti gli studenti sono stati costretti a studiare! Leopardi, però, è uno degli autori più importanti della letteratura italiana, che ha arricchito il patrimonio artistico-letterario. Quest’articolo non ha lo scopo di analizzare la vita di Leopardi, ma di farvi incuriosire su ciò che fa da contorno alla sua vita. La sua amata e odiata Recanati, è il soggetto di questo articolo.

recanati-piazza-g-leopardi-18Recanati, con i suoi 21.457 abitanti, fu fondata da alcuni abitanti, che sfuggiti all’attacco dei Goti alle città romane, decisero di rifugiarsi sui colli. La cittadina raggiunge le dimensioni odierne grazie, soprattutto, all’unione dei borghi presenti nel territorio circostante. Nel XII secolo, Recanati, nel dissidio tra il Papato e l’Impero, decise di non appoggiare l’Impero e di eleggere dei consoli. Diviene, così, libero Comune. Dai consoli passa al dominio dei podestà. Nonostante la sua fedeltà al papato, quando Federico II dichiara guerra al papa, il comune decide di schierarsi con Federico. Questa decisione fece si che Federico, decidesse di concedere al comune la proprietà di tutto il litorale. Ben presto, però, la città ritornò sotto le grinfie del papato. Quando si riaccese il conflitto tra Impero e Papato, Recanati decise, questa volta, di rimanere fedele al Papa. I contrasti fra i guelfi e i ghibellini impazzavano nella città, nonostante i guelfi avessero ormai il pieno controllo della città; i ghibellini non sembravano voler rinunciare. Una  notte, decisero, infatti, di trucidare le famiglie dei capi guelfi, compresi donne e bambini, per poi far fuggire dalla città il vescovo e il clero. Questo costò lo spostamento della sede vescovile da Recanati a Macerata.

palazzo Nel 1322, i guelfi si vendicarono pagando con la stessa moneta, i ghibellini. Nel Quattrocento, Papa Martino V, ordinò che la fiera, che si svolgeva annualmente a Recanati, consentisse ai commercianti, artigiani e mercanti di avere accesso libero. Tale decisione contribuì ad una crescita economica della città esponenziale grazie, anche, all’instaurazione di relazioni con i centri italiani e internazionali. Nel 1798, la città è occupata da Napoleone e  le sue  truppe. Nel 1860, invece, la città fa parte del Regno d’Italia. Tra i luoghi da non perdersi, ovviamente, vi sono il Palazzo Leopardi, casa natale del poeta, la piazzetta della sopracitata Sabato del Villaggio, il Colle dell’Infinito e bellissima, anche, la Torre del Passero Solitario. Bellissima e suggestiva anche la chiesa di Santa Maria delle Grazie, che fu costruita lì dove una giovane ragazza vide apparire la Beata Vergine. Tra i piatti tipici troviamo i piccicasanti, una sorta di minestra collosa, il coniglio in potacchio, i frescarelli una sorta di polenta granulosa, le frappe e le fave dei morti.