Ambiente a rischio: ecco i 5 disastri più gravi causati dall’uomo

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Ecco 5 tra i più gravi disastri ambientali causati dall’uomo

I disastri ambientali causati dall’uomo hanno raggiunto, purtroppo, un numero inestimabile. Si potrebbe stilarne un elenco quasi enciclopedico. Noi ne abbiamo selezionati cinque, emblematici, che dovrebbero aiutarci a riflettere sul mondo che ci circonda e sui danni che solo noi esseri umani, senza il supporto di catastrofi naturali, possiamo arrecargli.

guiyuGUIYU: IL “CIMITERO TECNOLOGICO”. Una cittadina cinese, nella provincia meridionale del Guangdong, ha il triste primato di essere il più grande sito di rifiuti tecnologici che arrivano da tutto il mondo. Ufficialmente dovrebbe servire a riciclare
il più possibile questi materiali, ma molti dei rifiuti apportati finiscono per essere bruciati e le polveri, irrimediabilmente, vengono respirate dagli abitanti della zona. Secondo delle stime recenti pare che l’88% dei bambini residenti nell’area di Guiyu soffre di avvelenamento da piombo e la percentuale di aborti è altissima.

guiyuSi tratta di un disastro ambientale ormai fuori controllo e per il quale non si fa assolutamente nulla dati gli interessi economici che girano intorno a questo tipo di rifiuti. Gli apparecchi elettronici da eliminare arrivano per essere smembrati: i Paesi che li inviano, tra cui anche grandi potenze come gli Stati Uniti, evitano in questo modo di pagare gli alti costi dovuti allo smaltimento e la stessa Guiyu si arricchisce in maniera non indifferente. Le merci, però, vengono trattate senza nessuna regola e senza alcun riguardo per l’ambiente, la salute pubblica o la sicurezza degli operai che lavorano con questo tipo di rifiuti. Secondo gli ambientalisti del Guandong, nella sola Guiyu viene trattato oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti ogni anno. Fumi, ceneri e sostanze si diffondono liberamente nell’aria e all’interno del suolo. I corsi d’acqua sono neri e pieni di rifiuti, con una quantità di acido sufficiente a sciogliere in poco tempo una moneta di rame.

bhopal_vittime_apIL DISASTRO DI BHOPAL. Fu un evento catastrofico avvenuto nella notte del 3 dicembre 1984 nella città indiana di Bhopal, dove si verificò la fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), dallo stabilimento della Union Carbide, multinazionale statunitense specializzata nella produzione di fitofarmaci.

La nube formatasi in seguito al rilascio di MIC nell’aria, causò nell’immediato la morte di più di 2000 persone e altre decine di migliaia rimasero avvelenate. In seguito il numero delle vittime si alzò inevitabilmente, anche a causa degli effetti che si ebbero a distanza di tempo: diverse agenzie governative arrivarono a parlare di 15 mila vittime e di più di 500 mila persone che avrebbero subito danni a causa della fuoriuscita del gas. Ancora oggi, è opinione degli esperti che i prodotti chimici tuttora presenti nella struttura, ormai abbandonata, continuino ad inquinare l’aria, data la mancanza di misure di bonifica e contenimento.

bhopalNumerosi processi penali e civili dovuti alla vicenda sono ancora in corso. Nel giugno del 2010 un tribunale di Bhopal ha emesso una sentenza di colpevolezza, per omicidio colposo dovuto a grave negligenza, nei confronti di otto ex-dirigenti indiani della UCIL. La condanna, ovvero due anni di carcere e 100 mila rupie di multa (circa 2000 dollari), è stata giudicata irrisoria, ma nonostante questo i condannati, scarcerati dietro una cauzione inferiore ai 500 dollari, hanno presentato appello.

Deepwater_Horizon_fire_3PIATTAFORMA DEEPWATER HORIZON. Era il 20 aprile 2010 quando a causa di un incidente nel pozzo Macondo, situato a oltre 1.500 metri di profondità, la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum, ha iniziato uno sversamento massiccio di petrolio nelle acque del Golfo del Messico, superando di oltre dieci volte il precedente disastro della Exxon Valdez. Il continuo riversamento di petrolio in mare aperto è andato avanti per più di 100 giorni, causando danni incalcolabili all’ambiente marino. Per cercare di disperdere gli idrocarburi in parti più piccole, usando altre sostanze chimiche, si è ottenuto un effetto particolare quanto dannosissimo: la marea nera era invisibile in superficie, ma il petrolio era sceso sul fondale. È stato il disastro ambientale più grave della storia americana, passato ormai alla storia come “Marea nera”.

chernobylCERNOBYL. Cernobyl, cittadina della Russia settentrionale, divenne tristemente famosa in tutto il mondo dopo il 26 aprile del 1986 quando, durante l’esecuzione di un test nella locale centrale elettronucleare, nel corso di una simulazione di guasto al sistema di raffreddamento, le barre di uranio del nocciolo del reattore nucleare si surriscaldarono fino alla fusione, con due conseguenti esplosioni, che fecero scoperchiare la copertura e disperdere nell’atmosfera grandi quantità di vapore contenente particelle radioattive. L’incidente fu dovuto a gravissimi errori umani del personale, dei dirigenti e dei progettatori. Le particelle nucleari si diffusero ben 400 volte più delle radiazioni della bomba di Hiroshima. Gli stati più colpiti furono la Bielorussia e l’Ucraina, ma la nube tossica si allargò a buona parte dell’Europa, arrivando fino in Irlanda.

A radioactive sign hangs on barbed wire outside a café in Pripyat.I morti furono 56, ma il calcolo delle vittime che persero la vita nel corso degli anni è inestimabile, si parla di almeno 4.000 casi di cancro accertato, ma il numero potrebbe essere nettamente superiore. I danni per la salute pubblica sono così ingenti da non essere in alcun modo calcolabili con certezza. Oggi la zona è completamente disabitata e per un raggio di 30 chilometri dalla centrale nucleare non c’è più nulla, sebbene nell’immediato alcuni abitanti tornarono nelle proprie case con la volontà di ripopolare la sfortunata area. Missione, questa, quasi impossibile dato che enormi quantità di materiale nucleare sono rimasti “bloccati” e hanno avviato un processo di decomposizione che continua a preoccupare non poco.

vietnamLA GUERRA. Ultima, ma non in ordine di importanza, abbiamo deciso di inserire la guerra, riferendoci soprattutto a quella di tipo “moderno” fatta con armi distruzioni di massa. E qui gli episodi che vengono in mente sono sicuramente numerosi, come ad esempio le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki durante la Seconda Guerra Mondiale, o la deforestazione del Vietnam ad opera degli americani negli anni ’60. Questi ultimi, infatti, non essendo in grado di combattere in un ambiente ostile come quello delle foreste vietnamite, riversarono nel suolo una notevole quantità di agenti chimici che fungevano da diserbante. I danni causati in dieci anni sono tutt’ora visibili. Quella del Vietnam, oltre ad avere numerosi tristi primati, fu la prima guerra chimica della storia.

golfoIn tempi più recenti, durante la Guerra del Golfo del 1991, le forze armate irachene occuparono il Kuwait e pretendendone l’annessione. Gli iracheni furono respinti da una coalizione alleata capeggiata dagli USA, ma durante la ritirata, le forze armate bruciarono centinaia di pozzi e incendiarono il più possibile. La devastazione continua proseguì per undici mesi. Il fumo si sparse per chilometri e il petrolio non bruciato si depositò, creando dei laghi neri che inquinarono il territorio. Il greggio si riversò anche nelle acque del Golfo Persico, causando un disastro ambientale di proporzioni inestimabili.