Gli effetti del fenomeno El Niño su Pacifico, sempre più continui e frequenti: le tempeste tropicali sempre più soggette a trasformarsi con facilità in uragani. L’esperto lancia l’allarme “non si deve nè si può abbassare la guardia, soprattutto almeno fino alla fine di questo Novembre”
El Niño sta facendo arrabbiare il Pacifico, mentre il suo effetto sull’Oceano Atlantico sembra sviluppare un’attività ciclonica molto bassa. Il portavoce del centro nazionale di uragani (CNH), Dennis Feltgen, ha dichiarato durante un’intervista con Efe, che non c’è da stupirsi circa gli effetti che provocherà il fenomeno de El Niño, nè c’è da stupirsi dell’intensa attività di uragani e tempeste tropicali che si stanno registrando specie nell’Oceano Pacifico.
Infatti, El Niño, continuerà ad influenzare gli equilibri tanto del Pacifico che dell’Atlantico “non solo durante il periodo conosciuto come la stagione degli uragani, ma anche durante i mesi invernali, perchè il fenomeno non è periodico, come molti possono immaginare”, ma purtroppo costante. Le previsioni del CNH coincidono con quelle avanzate dall’organizzazione mondiale di meteorologia: il cambiamento climatico ha creato delle condizioni senza precedenti per le quali il fenomeno si è potuto sviluppare con una grande intensità, tale da esser classificato come il quarto maggiormente intenso che si sia registrato dal 1950.
Per la prima volta nella storia i satelliti della Nasa hanno catturato simultaneamente il prodursi di 3 uragani nell’Oceano Pacifico, proprio la scorsa settimana, tutti di categoria 4 e con venti superiori ai 200 chilometri orari: Jimena, Ignacio e Kilo. Fletgen, dalla sede del CNH a Miami, spiega che El Niño, fenomeno che si produce dinnanzi ad un surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico: questo surriscaldamento, provoca la creazioni di tempeste proprio su questo oceano, ostacolando il passaggio dei cicloni dell’Atlantico. Quando El Nino genera il suo effetto si surriscaldamento sul Pacifico, i venti sull’Atlantico tendono ad aumentare, dall’Africa fino al Mar dei Caraibi, impedendo la formazioni di tempeste nella conca Atlantica, come si è potuto vedere nelle ultime settimane. E secondo gli esperti, l’intensità del fenomeno tende a rimanere rilevante almeno fino alla fine del mese di Novembre.

Nella ultima settimana di agosto, ad esempio, Danny ed Erika, hanno visto un rapido sviluppo ed un aumento di potenza fino a trasformarsi in uragani che, per fortuna, hanno poi perso di potenza diventando di categoria 1. Ma Feltgen sottolinea che, nel caso specifico di Erika, la presenza delle montagne nella Repubblica Dominicana sono state il motivo rilevante che ha frenato la potenza dell’uragano, ma allo stesso tempo ha causato il suo “dirottamento” nell’isola caraibica di Dominica dove ha causato almeno 20 morti, e decine di dispersi, e la distruzione di tantissime abitazioni ed infrastrutture. L’esperto però tende a sottolineare che la presenza de El Niño, può sì, contribuire a disintegrare la potenza di un uragano, così come è già successo, ma allo stesso tempo, potrebbe invece contribuire ad aumentarla ” alcuni dei peggiori uragani che hanno colpito gli stati uniti infatti, si sono prodotti e la loro tremenda potenza è stata dovuta alla presenza de El Niño nell’Oceano Pacifico”, riferendosi alla tempesta Fred, che si è trasformata in modo inusuale e non previsto aumentando la sua potenza per poi colpire il Nord Est dell’Africa. Sempre secondo l’esperto questo è stato possibile proprio perchè Fred non si è scontrato con le correnti ventose, cosa che invece è successa mentre avanzava verso l’Atlantico, “e scontrandosi con le correnti si è infatti dissolto in pochi giorni”. Il rapido rinforzamento di Fred è entrato nella storia: in poche ore è passato da essere una tempesta tropicale ad uragano di prima categoria: era dal 1892 che non passava un uragano nelle vicinanze di Capo Verde.
L’esperto conclude “non si deve e non si può abbassare la guardia, soprattutto nelle zone a ridosso del Pacifico in cui si sviluppa El Niño, e che nessuno la abbassi soprattutto almeno fino alla fine di Novembre”, mese in cui gli esperti appunto prevedono un’attenuazione degli effetti che El Niño potrebbe provocare.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?