Dal pipistrello all’uomo: ricostruita la “scalata” del virus MERS

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Il virus Mers-CoV ha all’attivo, secondo stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, 1.569 casi di contagio e almeno 554 morti

Dal pipistrello all’uomo, passando per il cammello: è la ‘scalata’ del virus responsabile della Mers, sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus, l’influenza altamente letale che dai Paesi arabi si sta diffondendo in Estremo Oriente. Un team di scienziati italiani ha fotografato la ‘catena’ di varianti che hanno accompagnato il passaggio di specie. Identificato per la prima volta in Arabia Saudita nel 2012, il virus Mers-CoV ha all’attivo, secondo stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, 1.569 casi di contagio e almeno 554 morti. Il virus causa una malattia simile alla Sars, ma con un tasso di mortalità più alto, simile a quello dell’infezione da Ebola. Lo studio – pubblicato su ‘Scientific Reports’ e nato da una collaborazione tra l’Irccs Eugenio Medea, l’università degli Studi di Milano e l’università di Milano-Bicocca – contribuisce a chiarire la storia evolutiva della malattia. Una storia che ha origine nei pipistrelli, animali in cui secondo numerose ricerche il virus si è evoluto acquisendo la capacità di infettare altri mammiferi. Tra questi i cammelli che hanno fatto da ‘gancio’ con l’uomo, rappresentando la principale fonte di contagio da cui ha avuto inizio l’epidemia umana. Come è stato possibile? Guardando più a fondo, gli scienziati hanno osservato che la selezione naturale ha modificato la proteina che costituisce la ‘corona’ del virus. Sotto la lente degli esperti è finita la proteina ‘spike’ che, abbondante sulla superficie dei coronavirus, consente loro di prendere contatto con le cellule dell’ospite (l’organismo da infettare). La comparsa di varianti è stata ricostruita in particolare in due regioni chiamate ‘ripetizioni heptad’, che formano un fascio di 6 eliche, una sorta di ‘molla’ in grado di avvicinare la membrana della cellula ospite con quella virale, promuovendo così l’infezione. Lo studio, sottolineano i ricercatori, aggiunge un tassello importante: “Identifica varianti in regioni della proteina spike che contribuiscono al passaggio di specie. Comprendere i meccanismi di adattamento a nuove specie è importante per consentire, in futuro, di prevedere quali altri virus potrebbero acquisire la capacità di trasmettersi dagli animali all’uomo”. Ma c’è anche un risvolto applicativo e riguarda lo sviluppo di trattamenti per bloccare la replicazione del virus Mers-CoV. Un approccio promettente è basato su piccole molecole che interferiscono con la formazione del fascio di eliche. Il lavoro italiano suggerisce che tali molecole debbano essere congegnate in modo da tenere presente la variabilità delle ripetizioni heptad.