Diabete: dalla regola “ABCDE” alla terapia di precisione

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Il primo comandamento è che, per controllare nel modo migliore il diabete e i suoi effetti sui piccoli e grandi vasi, bisogna “trattare tutti i fattori di rischio cardiovascolari e non tralasciarne alcuno”

Contro il diabete “no al trattamento ‘taglia unica’ da 10 a 90 anni. Sì invece alla regola dell”Abcde’, che oggi ci aiuta a modellare al meglio la terapia sul singolo paziente, in attesa di perfezionare gli strumenti della futura medicina di precisione”. Questo il messaggio di Stefano Del Prato, past president della Sid (Società italiana di diabetologia), che al Congresso dell’Easd (Associazione europea per lo studio del diabete) di Stoccolma ha tenuto una lecture sulle ‘istruzioni per l’uso’ del moderno armamentario terapeutico antidiabete. Il primo comandamento è che, per controllare nel modo migliore la malattia metabolica e i suoi effetti sui piccoli e grandi vasi, bisogna “trattare tutti i fattori di rischio cardiovascolari e non tralasciarne alcuno”: ipertensione e colesterolo alto, senza ovviamente dimenticare la glicemia. “I dati epidemiologici – sottolinea l’esperto, presidente della Fondazione Diabete ricerca e ordinario di endocrinologia all’università di Pisa – dimostrano infatti che il diabetico, anche con colesterolo e pressione normali, continua ad avere un rischio cardiovascolare doppio rispetto a un non diabetico”. Vietato dunque trascurare l’eccesso di zuccheri nel sangue. Per Del Prato il vero obiettivo è una terapia a 360 gradi ispirata a una visione ‘olistica’ della malattia, che porta “notevoli vantaggi anche in termini di spesa e qualità della vita”. Lo provano “recenti analisi – ricorda – secondo cui trattare un solo fattore di rischio, rispetto a trattarne due, è meno efficace in termini di eventi, ma anche di riduzione di ricoveri e di controlli ambulatoriali”. Come fare allora a personalizzare il trattamento del diabete scegliendo la terapia giusta per il paziente giusto? “Oggi – risponde il past president della Sid – possiamo solo basarci su parametri clinici molto empirici, seguendo la ‘regola dell’alfabeto’ o dell’Abcde: A come Age (età), B come Body weight (peso), C come Complicanze (assenza, presenza, severità di altre patologie associate), D come Durata della malattia, E come Eziologia (i meccanismi che in quesl determinato paziente causano l’iperglicemia), ma anche come Educazione del paziente e come Economia. Un aspetto, quest’ultimo, con cui abbiamo a che fare ogni giorno e che va tenuto presente anche nella gestione del diabetico”. Guardando avanti, però, anche nella ‘borsa del diabetologo’ sono destinati a entrare i nuovi strumenti della farmacogenetica: “Marcatori genetici – prospetta Del Prato – saranno in grado di darci informazioni sia sulla possibilità di risposta a un certo tipo di trattamento, sia sul possibile rischio di effetti collaterali per quella terapia”. Non solo, conclude: “Stiamo cercando di individuare anche biomarcatori, facilmente acquisibili da un prelievo di sangue o un campione di urine, che ci permetteranno di identificare i pazienti ai quali è indicato un trattamento, piuttosto che un altro”.