Scienziati di tutti il mondo al lavoro per garantire un futuro all’umanità e all’intero universo
Le calamità naturali, come violente tempeste, tornado e tsunami, potrebbero non essere più una minaccia per l’umanità; volare dall’Europa all’altro capo del mondo potrebbe richiedere meno di un’ora; si potrebbe viaggiare nel tempo, arrivando a conoscere alla perfezione, e non solo in via ipotetica, le origini e la realtà attuale dell’universo; la fine del mondo potrebbe essere evitata, garantendo così vita eterna all’umanità.
Questo è quello che sostengono e a cui stanno lavorando gli scienziati del colosso aerospaziale e della difesa Lockheed Martin, in collaborazione con la Nasa e diverse università di tutto il mondo, in un laboratorio di Palo Alto, in California.
I progetti sono di quelli importanti, di quelli che, se portati a termine, potrebbero cambiare le sorti del mondo e tutta la nostra storia futura, in un modo che oggi sembra solo fantascientifico.
Nuove tecnologie futuristiche dunque, tra le quali alcune che permetterebbero di prevenire grosse catastrofi, salvando migliaia di vite umane, ma anche facendo risparmiare parecchio denaro. Gli effetti delle calamità naturali sul pianeta non possono essere sottovalutati, e nessun paese ne è immune. Basti pensare che nel solo mese di maggio sono stati registrati almeno 412 casi di tornado, e gli Stati Uniti hanno speso, per far fronte a maltempo e inondazioni, ben 3 miliardi di euro; nello stesso mese la medesima cifra è stata spesa dalla Cina, dove ben 81 persone sono morte e più di centomila case sono andate distrutte.
Secondo gli scienziati il problema potrebbe essere risolto grazie ad un particolare sensore che verrebbe incorporato in un satellite, il quale potrebbe essere lanciato nello spazio già il prossimo anno, permettendo così di anticipare di diversi minuti le grosse catastrofi naturali, come i tornado.
Un altro strumento al vaglio degli scienziati è un nuovo Solar Ultraviolet Imager (Suvi) , che sarà in grado di seguire episodi geomagnetici e di ridurre al minimo i disagi e i danni dovuti a questo tipo di eventi.
Un’ulteriore tecnologia destinata a cambiare il mondo, è il geoCARB , che si sta sviluppando in collaborazione con l’Università dell’Oklahoma. Si tratta di un dispositivo in grado, tra le altre cose, anche di misurare i livelli di carbonio nell’atmosfera terrestre, per aiutarci a gestire l’influenza e gli effetti che l’elemento in questione ha sulla vita nel nostro pianeta.
Per quanto riguarda invece il volo degli aerei a velocità ipersonica, l’idea risale agli anni ’70 e si riferisce alla velocità superiore a Mach 5, che è cinque volte la velocità del suono. Lockheed Martin sta cercando ora di sviluppare Mach 20 – più di 15.000 miglia all’ora – e Mach 30. Grazie a queste ricerche un volo aereo dal Regno Unito all’Australia potrebbe durare meno di un’ora. I precedenti tentativi di raggiungere Mach 20 sono sempre stati ostacolati dalla mancanza di materiali robusti in grado di resistere alle altissime temperature generate da queste velocità. Gli studiosi della Lockheed Martin, lavorando fianco a fianco con quelli dell’Imperial College di Londra, hanno ora ideato un materiale che si raffredda automaticamente versando elettroni, più o meno utilizzando lo stesso meccanismo del corpo umano che si raffredda sudando.
Il volo ipersonico potrà trovare anche fortunata applicazione nel campo della difesa e in caso di una crisi umanitaria, quando potrebbe permettere di fornire aiuti molto più velocemente di quanto accade ora, sebbene il costo del viaggio sarà sicuramente molto alto nei primi anni.
Persino viaggiare nel tempo e riuscire ad avere foto e immagini dettagliate delle origini del mondo, non sembrano più imprese così impossibili. Lockheed Martin e l’Università dell’Arizona stanno costruendo una telecamera super sensibile ad infrarossi, che dovrebbe essere in grado di scattare foto della notte dei tempi.
NIRCam, questo il nome dello strumento che permetterà di ottenere questi sensazionali risultati e che sarà lanciato nello spazio a bordo del telescopio spaziale James Webb, ad ottobre del 2018, dalla Guiana francese, funziona rilevando la luce attraverso l’utilizzo di coronografi, strumenti che permetterebbero agli astronomi di scattare foto di oggetti molto deboli e quasi eterei, posizionati intorno a un oggetto luminoso centrale. Sarà quindi in grado, secondo gli scienziati, di creare immagini dettagliate delle prime stelle e galassie apparse durante il processo di formazione dell’universo. I coronografi di NIRCam funzionano in modo simile a una mano alzata sugli occhi per aiutarci a schermare il sole, permettendoci di vedere meglio senza essere accecati dalla luce.
Anche evitare la fine del mondo è tra i pretenziosi obiettivi delle ricerche in corso a Palo Alto. È ormai risaputo come 66 milioni di anni fa, durante il periodo Cretacico, quando i dinosauri popolavano la Terra, un asteroide o una cometa di circa 10 km di larghezza ha colpito la penisola dello Yucatan in Messico, una zona ora conosciuta come il cratere di Chicxulub . La potenza dell’impatto è stata pari a oltre un miliardo di bombe di Hiroshima e innescò una reazione chimica che ha surriscaldato la terra in maniera catastrofica.
Gli scienziati della NASA e della Lockheed Martin stanno ora cercando di trovare un modo per prevenire questo tipo di evento, monitorando più di 1.400 asteroidi che potrebbero causare danni significativi, studiandone il percorso e l’eventuale velocità d’impatto.
Tutti i dati raccolti nel corso di queste complesse ricerche, dunque, possono aiutare a comprendere meglio l’ambiente e lo spazio che ci circondano, riuscendo così a farci capire il nostro più remoto passato, in modo da poter preservare il futuro della Terra e dell’intera umanità.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?