Estrazione del petrolio, geologo: nessun pericolo se avviene nel rispetto delle regole

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“La ricerca del petrolio e del gas e l’estrazione non sono pericolose se vengono rispettate scrupolosamente norme, regole e tutte le disposizioni di legge in merito”

Carotaggi, esplorazioni, trivellazioni: se condotte a regola d’arte, nel rispetto delle regole, non sono pericolose. Parola di Paolo Messina, direttore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr, che così interviene all’Adnkronos sulle trivellazioni nel Mare Adriatico promosse dal decreto ‘Sblocca Italia’ e che hanno scatenato non poche polemiche e un secco no dei governatori delle otto Regioni interessate: Puglia, Molise, Basilicata, Calabria, Abruzzo, Marche, Sicilia e Sardegna. “La ricerca del petrolio e del gas e l’estrazione non sono pericolose se vengono rispettate scrupolosamente norme, regole e tutte le disposizioni di legge in merito – sottolinea Messina – Certo gli incidenti capitano, questo non si può negare, ricordiamo quello nel Golfo del Messico quando nel 2010 la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon esplose”. L’esplosione provocò undici vittime e lo sversamento di milioni di barili di petrolio nell’Oceano Atlantico per oltre 87 giorni. Messina spiega: “Ci sono diverse fasi. Si comincia con l’esplorazione preliminare con sistemi indiretti e strumentazioni particolari installate sulle nave e che servono per le indagini geofisiche e la ricerca di possibili serbatoi di petrolio o di gas nel sottosuolo. Una volta stabilita la presenza dell’idrocarburo, anche con sondaggi specifici di esplorazione, psi passa alla fase dell’estrazione, come è accaduto di recente in Egitto, dove proprio l’Eni ha scoperto un grosso giacimento di gas e ora stanno lavorando per l’estrazione. Ribadisco, l’incidente può sempre accadere, ma, se tutto viene condotto nel rispetto delle regole, non ci sono pericoli per l’ambiente o per le persone”. “Si tratta di estrarre, di portare in superficie qualcosa che è contenuto nelle rocce – conclude Messina – e le stesse società petrolifere non hanno alcun interesse a far disperdere il prodotto da vendere in mare, né hanno alcun interesse a danneggiare l’ambiente: sarebbe un danno di immagine notevole anche per loro e non avrebbero più concessioni”.