Everest, Messner: “nel film la tragedia del 1966 è ricostruita solo in modo parziale”

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“Non si capisce che l’alpinismo e’ una cosa, sport e turismo un’altra”, parla così l’alpinista Messner in occasione della presentazione del film Everest domani alla Mostra del Cinema di Venezia: il film non racconta la vera storia  sulla morte degli 8 alpinisti

“Il film Everest ricostruisce la tragedia del 1996 in modo parziale: quella non fu solo disgrazia”. E’ il celebre alpinista Reinhold Messner ad esprimere questo parere al settimanale ‘Oggi’, in edicola domani riguardo al film Everest, che aprira’ domani la Mostra del cinema di Venezia. Sempre domani National Geographic Channel (canale 403 di Sky) alle 20.55 mandera’ in onda il documentario Everest: la vera storia, che ripercorre la tragedia della primavera del 1996 avvenuta sulle cime della montagna, in cui persero la vita 8 alpinisti. “Conosco la tragedia del 1996 – prosegue Messner – ma parlando con uno dei produttori ho capito che viene ricostruita in modo parziale. Il film e’ basato su un aspetto emozionale.

Reinhold_Messner_3Ma la tragedia del 1996 non fu una semplice disgrazia. E’ accaduta perche’ due bravissime guide a un certo punto hanno deciso di diventare imprenditori del settore turistico. Rob Hall e Scott Fischer erano in competizione tra loro per chi riusciva a portare piu’ gente in cima all’Everest. Dovevano porsi obiettivi piu’ ragionevoli. Sull’Everest porti qualcuno, non decine di persone alla volta. Per far salire gente impreparata – precisa il campione – Rob Hall e Scott Fischer hanno fatto ricorso a tutte le loro risorse fino a esaurirle. Erano sfiniti. Sono morti loro e gli altri, senza un’idea di cosa fare, hanno fatto la stessa fine”. Quanto al controverso “turismo degli Ottomila” Messner rivela di essere stato “forse il primo a cui e’ stato richiesto. Tanti anni fa”. “Un americano – ricorda – proprietario di una linea aerea, mi chiese di portarlo sull’Everest. Era un alpinista, aveva gia’ guidato una spedizione sull’Everest, pero’ non era riuscito a raggiungere la cima. Voleva arrivarci a tutti i costi e ha chiesto a me di accompagnarlo. Ho rifiutato. L’americano e’ arrivato a offrirmi il 10 per cento della sua compagnia. Ma non sono andato”. “Oggi, purtroppo – conclude Messner – si fa una gran confusione. Non si capisce che l’alpinismo e’ una cosa, sport e turismo un’altra”.