Gioconda: il carbonio 14 rivela che la tomba di Monna Lisa è a Firenze

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La modella che ispirò la Gioconda di Leonardo da Vinci fu effettivamente sepolta nella chiesa francescana di Sant’Orsola

Uno dei reperti ossei rinvenuti durante gli scavi nell’ex convento di Sant’Orsola a Firenze si è rivelato compatibile con il periodo di morte della Monna Lisa, avvenuta il 15 luglio 1542 all’età di 63 anni. L’annuncio è stato dato dal professore Giorgio Gruppioni, antropologo dell’Università di Bologna durante una conferenza stampa a Firenze. Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali, coordinatore della ricerca delle spoglie mortali di Lisa Gherardini, ha dichiarato che i risultati ottenuti con la datazione del carbonio 14, sui reperti ossei conferma quanto è emerso da una recente ricerca storica: la modella che ispirò la Gioconda di Leonardo da Vinci fu effettivamente sepolta nella chiesa francescana di Sant’Orsola. I reperti ossei compatibili con il periodo di morte della Monna Lisa sono stati ritrovati all’interno di un cassone in mattoni, sotto il pavimento della chiesa, che fu utilizzato dalle suore francescane per le sepolture tra il 1450 e il 1545. I frammenti di femore e di tibia rinvenuti nel cassone sono stati datati, grazie all’esame del carbonio 14, proprio al periodo di morte di Lisa Gherardini, moglie del ricco mercante Francesco del Giocondo. Gli elementi scientifici emersi dalle indagini condotte nei laboratori dell’Università di Bologna e dell’Università del Salento attestano che ”le credenziali sono in regola per poter rappresentare i resti mortali di Monna Lisa -ha precisato il professore Gruppioni- e comunque tra avere le credenziali in regola ed essere i resti mortali effettivamente di Lisa Gherardini ce ne corre”. Manca però, per ora, la prova regina: non è stato possibile infatti effettuare il test del Dna per mancanza dei reperti da mettere a confronto con i resti ossei rinvenuti a Sant’Orsola. L’antropologo ha infatti spiegato che non è stato possibile estrarre alcun tipo di materiale genetico dai resti mortali di Francesco del Giocondo e dei suoi figli sepolti nella cripta della basilica fiorentina della Santissima Annunziata. ”L’umidità ha danneggiato in maniera irreparabile le loro spoglie mortali”, ha dichiarato Gruppioni. Silvano Vinceti tirando le somme delle indagini condotte per circa tre anni, ha concluso: ”Esiste piena convergenza tra i risultati della ricerca archeologica, quella storica e quella paleontropologica. Ciò ci consente di affermare che è altamente probabile che quei resti ossei rinvenuti sia appartenuti a Lisa Gherardini”. Vinceti, infine, ha confermato la sua tesi circa la necessità di identificare la Gioconda del Louvre di Parigi solo e soltanto con Lisa Gherardini, così come affermato da Giorgio Vasari e come emerge dalla più recente ricerca storico-archivistica. ”Si è conclusa una parte della ricerca, ma non escludiamo possano esserci ulteriori sviluppi dall’esame dei reperti ossei in base all’affinamento di nuove metodologie di analisi scientifiche”, si è congedato Silvano Vinceti.