Ecco chi era Ermes, il messaggero degli dei
Si tratta di uno degli dei greci più conosciuti e più presenti non solo nella letteratura greca, ma anche in quelle dei secoli successivi, fino ai giorni nostri. Il suo nome ellenico era Ermes, ma è con il nome datogli dai romani che è principalmente ricordato: Mercurio.
Nato dall’amore tra Giove e la Ninfa Maia, venne alla luce in un luogo non proprio adatto ad un “principe”: una caverna nei pressi del monte Cillene, situato nella regione greca dell’Arcadia. Fin dalla più tenera età si dimostrò subito vivace e straordinariamente precoce. Era nato da poche ore, infatti, quando si liberò dalle fasce e prese a camminare, riuscendo persino a inventare la lira, uno degli strumenti musicali più utilizzati dell’epoca. Per crearla usò il guscio di una tartaruga, nel quale aveva sistemato delle corde ben tese. E sempre lo stesso giorno, verso sera, si recò in Tessaglia dove risiedeva il fratello maggiore Apollo, dio del sole. Attraverso una serie di peripezie il neonato Ermes riuscì a sottrargli una mandria di buoi, che restituì solo grazie all’intervento del padre.
Bimbo vivace e di intelligenza precoce, dunque. E fu proprio grazie alla sua precocità che Zeus decise di affidargli l’incarico di messaggero degli dei. Indossando dei calzari alati che gli permettevano di spostarsi più velocemente di quanto già non riuscisse a fare, volava attraverso mari e montagne per consegnare i messaggi degli dei. I simboli che lo rappresentano sono il caduceo, ovvero una bacchetta con due serpenti aggrovigliati, e il petaso, un cappello da viaggiatore con falde molto larghe. Oltre a quello di messaggero, un’altra delle sue importanti funzioni era quella di psicopompo, cioè colui che accompagna le anime dei defunti nel viaggio verso l’aldilà. Nei secoli successi, grazie alle sue doti di astuzia e abilità, divenne protettore dei commercianti, dei viaggiatori e persino dei ladri.
Una delle più celebri storie d’amore attribuite ad Ermes non è tra quelle che si possono definire a lieto fine. Un giorno, infatti, il giovane dio si innamorò di Erse, una giovane immortale figlia del re ateniese Cecrope. Intenzionato a conquistare la bella fanciulla, convinse una delle sue sorelle, Aglauro, a farlo entrare nella stanza dell’amata. La sorella di Erse, che inizialmente aveva accettato di aiutare Ermes, si tirò poi indietro dopo essere stata morsa da Invidia. La felicità della sorella divenne per lei motivo di odio e spinta dal peggiore dei sentimenti decise di non appoggiare più Mercurio, e anzi cercò di impedirgli di entrare nella stanza di Erse. Ermes, non riuscendo a convincere la giovane invidiosa a dargli il proprio sostegno e il proprio aiuto, si vendicò trasformandola in una scurissima pietra, a rappresentare l’oscurità dei suoi pensieri negativi.


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