Melanoma: nuovi studi confermano l’efficacia di un mix di farmaci

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“Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una rivoluzione nei trattamenti per il melanoma metastatico”

La combinazione di farmaci target, vemurafenib piu’ cobimetinib, si conferma efficace in chiave clinica nella lotta al melanoma. Lo dicono i risultati dello studio registrativo di fase III CoBRIM presentati al Congresso europeo di oncologia (ECC) in corso in questi giorni a Vienna. Il beneficio clinico della combinazione e’ sia in termini di risposta che in termini di sopravvivenza libera da progressione ed e’ stato registrato in tutti i sottogruppi di pazienti trattati. Questi dati confermano quanto riportato dalle analisi precedenti, vale a dire che i pazienti trattati con la combinazione cobimetinib (scoperto da Exelixis Inc ed attualmente in fase di sviluppo da Roche in collaborazione con la stessa Exelixis) e vemurafenib hanno vissuto oltre un anno senza peggioramento della malattia (mediana della sopravvivenza libera da progressione di 12,3 mesi, rispetto ai 7,2 mesi con vemurafenib in monoterapia). E anche il tasso di risposta obiettiva e’ stato piu’ alto per il braccio della combinazione rispetto al ricorso a vemurafenib in monoterapia (70 contro 50 per cento). “Sicuramente negli ultimi anni abbiamo assistito ad una rivoluzione nei trattamenti per il melanoma metastatico e anche all’ECC sono arrivate delle conferme importanti”, commenta Paola Queirolo, presidente Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) e oncologo medico presso l’IRCCS San Martino di Genova. “Le terapie target dimostrano di essere una concreta ed efficace opzione, ma quello che emerge in maniera forte da questo congresso – aggiunge – e’ l’importante ruolo delle combinazioni di farmaci, come dimostrato dallo studio CoBRIM, che ha evidenziato una sopravvivenza libera da progressione di malattia che supera l’anno e un beneficio clinico in tutti i sottogruppi di pazienti”. I dati dello studio CoBRIM sono stati alla base del parere favorevole del Comitato per i Medicinali per Uso Umano – CHMP per il ricorso al cobimetinib in combinazione con vemurafenib per il trattamento del melanoma non operabile o metastatico, positivo alla mutazione di BRAF V600. Mutazione, da ricordare, che e’ presente in circa il 50% dei melanomi. “Il parere positivo del CHMP rappresenta un grande passo in avanti per i pazienti europei affetti da melanoma metastatico BRAF mutato”, ha dichiarato Sandra Horning, M.D., Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche – La combinazione di cobimetinib e vemurafenib fornira’ ai medici un’importante opzione terapeutica in grado di migliorare la prognosi di questi pazienti”. Un’ulteriore analisi dei dati dello studio CoBRIM volta a dimostrare il vantaggio della combinazione in termini di sopravvivenza globale sara’ disponibile entro la fine dell’anno. Ma i dati preliminari dello studio di fase Ib, BRIM7, gia’ dicono che la combinazione di cobimetinib e vemurafenib ha in effetti determinato una sopravvivenza globale mediana di 28,5 mesi nei pazienti con melanoma metastatico BRAF mutato non precedentemente trattati con un BRAF inibitore. Gli eventi avversi piu’ comuni nel braccio della combinazione dello studio registrativo sono stati: rash, nausea, diarrea, febbre, sensibilita’ al sole, anomalie nei valori epatici degli esami di laboratorio, creatinfosfochinasi (CPK, enzima rilasciato dai muscoli) elevata e vomito. Un’ultima notazione ancora relativa al cobimetinib: e’ allo studio anche in combinazione con diversi farmaci sperimentali, tra cui un immunoterapico, in diversi tipi di tumore come il cancro del polmone non a piccole cellule e il cancro del colon-retto.