Non solo un cratere: il Vesuvio come scrigno di biodiversità

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Non tutti i sentieri sono aperti, sul Vesuvio: alcuni sono chiusi per scarsa manutenzione e mancanza di personale, altri sono riservati alla Forestale e gli accessi sono regolamentati

La cantava Giacomo Leopardi, l”odorata ginestra’, aggrappata all”arida schiena’ dello ‘sterminator Vesevo’. Ancora oggi questo fiore abbellisce le pendici del vulcano campano e costituisce una delle principali attrattive del turismo naturalistico nella zona. Le specie più diffuse sono quelle dell’Etna, introdotte dalla forestale per stabilizzare il terreno lavico. Eppure non tutti i visitatori riescono a notarla, perché concentrati solo e soltanto sul cratere. Renderla visibile è una delle missioni dell’associazione culturale ‘Vesuvio natura da esplorare’: “Noi ci occupiamo di escursionismo, siamo quasi tutti naturalisti e siamo guide ufficiali del parco del Vesuvio – spiega ad AdnKronos il segretario Ciro Cascone – il nostro scopo è valorizzarlo come scrigno di biodiversità e farne conoscere ogni aspetto, non solo il cratere”. In occasione della Settimana del pianeta Terra, l’associazione guiderà i visitatori nella riserva forestale ‘Tirone alto Vesuvio’, normalmente chiusa: un lungo percorso che dal Gran Cono arriva fino alla terrazza panoramica da cui si domina la valle. Si può visitare il parco anche in solitaria, senza appoggiarsi all’associazione. Ma non tutti i sentieri sono aperti, sul Vesuvio: alcuni sono chiusi per scarsa manutenzione e mancanza di personale, altri sono riservati alla Forestale e gli accessi sono regolamentati. “Il numero di partecipanti alle nostre escursioni è in crescita, soprattutto con le scuole – assicura Cascone – e a tutti elenchiamo quali sono i divieti di cui tenere conto nel visitare un parco nazionale: niente campeggi, fuochi, non si disturbano flora e fauna”. Spesso le persone del luogo sono più irrispettose degli stranieri: lasciano i rifiuti sul posto o appiccano fuochi. In questi ultimi giorni c’è stato un attacco piromane: si sono persi 10 ettari di macchia mediterranea”.