Ricerca: allo studio delle “molecole-trappola” per estrarre uranio dal mare

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Il mare costituisce una ‘miniera’ alternativa per l’estrazione di uranio, elemento strategico per la riproduzione di energia

La diminuzione dei costi di estrazione dell’uranio dal mare, grazie al miglioramento dei materiali impiegati e della chimica utilizzata, arriva da uno studio condotto al Lawrence Berkeley National Laboratory (Usa) e a cui collabora l’Universita’ di Udine. I risultati della ricerca hanno ottenuto ad agosto la copertina della rivista Dalton Transactions. Il mare costituisce una ‘miniera’ alternativa per l’estrazione di uranio, elemento strategico per la riproduzione di energia. Si stima che il mare sia circa mille volte piu’ fornito di qualunque miniera terrestre conosciuta. Per estrarre l’uranio dall’acqua di mare si puo’ utilizzare una “trappola” costituita da molecole capaci di legarlo selettivamente, ancorate a un materiale plastico di supporto, che poi viene trattata in superficie per l’estrazione. “Questa tecnologia – precisa Melchior – e’ gia’ testata, ma il costo per chilogrammo di uranio recuperato non e’ ancora competitivo con le altre fonti di approvvigionamento”. “Lo studio ha chiarito – riferiscono Andrea Melchior e Marilena Tolazzi, docenti del Dipartimento di chimica, fisica e ambiente dell’universita’ di Udine e che collaborano con il Berkeley Lab – la chimica alla base della selettivita’ di alcune molecole-trappola per l’uranio. Lo studio ha fornito un importante contributo per il miglioramento del sistema chimico di estrazione, che rappresenta attualmente l’approccio piu’ promettente”. Il gruppo di Udine ha contribuito alla ricerca mediante modelli computazionali per spiegare a livello molecolare la struttura e quindi la selettivita’ del sistema di cattura. La collaborazione dell’ateneo di Udine con il LBL sara’ rafforzata in futuro anche grazie alla presentazione di un progetto di ricerca congiunto nell’ambito della cooperazione scientifica Italia-Stati Uniti 2016-17.