Salute, il cuore “tradisce” le donne: causa il 51% delle morti contro il 42% degli uomini

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Secondo uno studio condotto su 2000 pazienti, ha rivelato che in Europa il nemico numero uno della salute delle donne sono le malattie cardiovascolari, che ogni anno causano circa il 51% dei decessi totali: i fattori di  questo primato sono la scarsa attività fisica e la cattiva alimentazione

Sul piano dei sentimenti, il cuore è spesso il ‘pezzo forte’ delle donne. Ma altrettanto spesso le tradisce, dal punto di vista fisico: in Europa le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel ‘gentil sesso’, con il 51% dei decessi contro il 42% fra gli uomini. Questo rende i disturbi di cuore e arterie il killer numero uno al femminile nel vecchio continente, superando di gran lunga malattie spesso considerate più pericolose, come il tumore del seno, che provoca ‘solo’ il 3% delle morti totali in Ue.

CUORE 1A fare il punto molti studi presentati al congresso della Società europea di cardiologia (Esc), in corso a Londra. Un lavoro su 2.000 pazienti, firmato da ricercatori dell’università di Leeds, per esempio, ha segnalato che è colpa soprattutto di un regime alimentare sbagliato (che non segue, in particolare, i dettami della dieta mediterranea) e di carenza di attività fisica, se le donne sono a maggior rischio di danni al cuore. Mentre i rischi ‘al maschile’ sono provocati da fumo e diabete. Ancora, uno studio condotto nell’area di Parigi ha dimostrato che il tasso di sopravvivenza pre-ospedaliera in persone colpite da infarto è più basso nelle donne: il 18% riesce a raggiungere l’ospedale, rispetto al 26% degli uomini. E una volta giunti alle cure, l’angiografia coronarica viene eseguita meno spesso fra le donne, portando a tassi più bassi di angioplastica. “Pochi sanno che le malattie cardiovascolari affliggono più le donne che gli uomini – ha detto Sanjay Sharma, dell’University Hospital di Londra – per decenni si è pensato che fosse un problema prettamente maschile, sia nella società che nella comunità medica. E per questo anche l’efficacia e la sicurezza delle terapie nelle pazienti donne non è stata testata. C’è molto che possiamo fare come cardiologi e ricercatori in questo senso”, ha conclus