La dermatite atopica non è rara nei più piccoli e, nel primo anno di vita, colpisce fino a 3 bambini su 10
Prurito, rossore e secchezza della pelle del viso, senza cause apparenti e per periodi di tempo anche lunghi, ma con qualche pausa, soprattutto in estate: la dermatite atopica non e’ rara nei piu’ piccoli e, nel primo anno di vita, colpisce fino a 3 bambini su 10. A fare il punto su un problema che, come i genitori ben sanno, puo’ provocare anche disagi e insicurezze, e’ la Societa’ Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica in occasione del Congresso Nazionale che si e’ svolto a Roma. “La dermatite atopica e’ una patologia infiammatoria cronica della cute, colpisce tipicamente i bambini durante l’infanzia ed esordisce nel primo anno di vita con frequenza variabile dal 10% al 30%. Questa malattia persiste anche durante l’adolescenza con un’incidenza del 10-20%”. Spiega Roberto Bernardini, presidente della Siaip. Fattori genetici e ambientali contribuiscono ad aumentare il rischio, cosi’ come gli stili di vita alimentari giocano un ruolo importante nello sviluppo di questa patologia. Ma anche il sesso influenza la prevalenza: nei primi due anni di vitl’ultimo trasporto verso la Francia del combustibile irraggiato ancora presente nella centrale nucleare ‘Enrico Fermi’ di Trino (Vercelli). Lo rende noto la Sogin (la societa’ di Stato che si occupa dello smantellamento delle centrali nucleari- decomissioning) spiegando che dall’impianto sono partiti, all’interno di contenitori speciali (cask), gli ultimi 23 elementi di combustibile che saranno riprocessati nell’impianto francese di La Hague. Questo trasporto, prosegue la Sogin, rientra nel programma di trasferimento all’estero del combustibile irraggiato, avviato a seguito dell’Accordo intergovernativo fra Francia e Italia siglato a Lucca il 24 novembre 2006. Tali operazioni sono avvenute nel rispetto della normativa nazionale e internazionale sotto il controllo delle Autorita’ preposte a garantire la massima sicurezza per la popolazione e per l’ambiente. Il riprocessamento del combustibile permette di separare le materie riutilizzabili dai rifiuti e di condizionare questi ultimi, mediante vetrificazione e compattazione. Tale processo garantisce la conservazione dei rifiuti in sicurezza nel lungo periodo, assicura la Sogin. I residui del riprocessamento rientreranno in Italia per essere conferiti temporaneamente al Deposito Nazionale. La rimozione e l’allontanamento di tutto il combustibile irraggiato consentono, inoltre, di avviare le operazioni piu’ complesse di decommissioning della centrale di Trino con lo smantellamento dei sistemi e degli impianti contaminati dell’edificio reattore. In particolare, questi lavori riguardano lo smantellamento del circuito primario, dei sistemi ausiliari e del recipiente in pressione del reattore, denominato vessel, assieme ai relativi componenti interni. Si tratta di un’importante sfida ingegneristica in quanto saranno progettate e realizzate soluzioni di natura prototipale.


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