Salute: per i disturbi psicosomatici arriva la psicoterapia bionomica

MeteoWeb

È un approccio che tiene conto delle leggi di vita nella psicoterapia

Il 12 e 13 settembre verrà presentato a Roma un approccio psicoterapeutico per il trattamento dei disturbi psicosomatici: la psicoterapia bionomica autogena. Ad illustrarla nell`ambito del convegno promosso a Roma dall`Istituto di Ortofonologia (IdO) sul tema `Dal training autogeno analitico di Schultz alla psicoterapia bionomico-autogena di Schultz` (in via Alessandria 128/b dalle 9 alle 18), sarà Walter Orrù, psichiatra, psicoterapeuta e direttore dell`Icsat (Italian Committee for the Study of Autogenic Therapy and Autogenic Training). L`Italia conta “circa 200 psicoterapeuti iscritti all`Icsat. L`approccio è presente anche in Giappone- precisa il medico- dove esiste una società scientifica con più di 2.000 iscritti, in Canada, Francia, Inghilterra, Austria, Svizzera e naturalmente in Germania, suo luogo d’origine”. Cos`è la psicoterapia bionomica? “Bionomico viene dal greco bios (vita) e nomos (regola), significa seguire le leggi della vita”, chiarisce lo psichiatra. “È un approccio che tiene conto delle leggi di vita nella psicoterapia. Leggi biologiche e psicologiche, perché Johannes Heinrich Schultz, l`inventore del training autogeno e di tale approccio, aveva una visione organismica alla vita, che integra l`aspetto psichico a quello biologico”. Cos`è il training autogeno? “È una sequenza di esercizi di concentrazione che hanno per oggetto il corpo e la psiche insieme e che consentono un`introspezione, un`analisi e una presa di coscienza degli aspetti dell`interiorità sia corporea che psichica”, risponde Orrù. Come si concilia il training autogeno con la psicoterapia bionomica autogena? “Nel contesto della psicoterapia bionomica il training autogeno diventa una modalità introspettiva che facilita l`emergere di immagini profonde e primordiali, racchiuse nel piano di vita di ogni individuo. Il training ha lo scopo di far emergere queste immagini profonde- conclude il direttore dell`Icsat- che sono vicine a quelle oniriche, in quanto appartengono all`inconscio”. Il training autogeno “attraverso i suoi diversi esercizi di pesantezza, calore, cuore e respiro- ricorda il medico- attiva degli engrammi profondi e innati (quelli che Jung chiama archetipi) che hanno delle capacità auto-risananti”. Questo approccio è valido anche per l`età evolutiva? “Si tratta di esercizi di concentrazione. Per i bambini al di sotto dei 10 anni è stata messa a punto una modalità di training autogeno nuova che utilizza le fiabe con risultati ottimi e innovativi. Per gli adolescenti dai 13 anni in poi viene invece adoperata la modalità classica leggermente adattata”. Qual è la sua specificità? “Questa tecnica ha una specificità per gli aspetti psicocorporei e si presta molto al trattamento di tutte le problematiche dell’infanzia, poiche i bambini, come sappiamo – conclude Orrù- utilizzano molto il linguaggio corporeo. Si pensi solo al bambino iperattivo, alle disgrafie o alle enuresi”.