Salute: un morto per diabete ogni 7 secondi, cure killer in 1 caso su 2

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Un ‘bollettino di guerra’ destinato a crescere, considerando che i 387 milioni di diabetici conteggiati oggi nel pianeta saliranno a 592 mln (+55%) entro il 2035

Ogni 7 secondi nel mondo una persona muore per cause legate al diabete. Nel 2014 le vittime della malattia hanno sfiorato i 5 milioni (4,9 mln) e una volta su 2 il killer è cardiovascolare. Un ‘bollettino di guerra’ destinato a crescere, considerando che i 387 milioni di diabetici conteggiati oggi nel pianeta saliranno a 592 mln (+55%) entro il 2035. Con una spesa globale che da 612 miliardi di dollari passerà a 627 mld. Solo in Italia i casi noti sono oltre 3,5 milioni, ai quali si aggiungono almeno 1 mln di persone malate a loro insaputa. Pazienti con un rischio 2-4 volte superiore di ammalarsi di cuore e di morirne, e una probabilità tripla di entrare nel tunnel dello scompenso cardiaco. E’ la fotografia scattata al Congresso europeo di diabetologia (Easd) di Stoccolma, in occasione di un incontro organizzato da Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly per presentare i nuovi risultati dell’SGLT2-inibitore empagliflozin, attivo sul riassorbimento di glucosio a livello renale: “Per la prima volta nella storia un singolo farmaco anti-iperglicemia ha prevenuto una morte cardiovascolare su 3 – riassume il canadese Bernard Zinman (Mount Sinai Hospital e università di Toronto), a capo del comitato scientifico del trial ‘Empa-Reg Outcome’ pubblicato sul Nejm e protagonista al meeting scandinavo – Per ogni mille pazienti trattati con il farmaco è possibile salvare 25 vite”. E’ “un rapporto addirittura più vantaggioso di quello dimostrato per le statine”, sottolinea Giorgio Sesti, presidente eletto della Sid (Società italiana di diabetologia), sentito dai giornalisti italiani a margine dell’evento. La comunità scientifica ha cercato di segnare questo gol per quasi un secolo: “Dall’introduzione dell’insulina nel 1922 alla pubblicazione dei dati di Empa-Reg nel 2015”, fa notare Zinman, convinto che i dati emersi dallo studio cambieranno le linee guida internazionali per il trattamento del diabete. L’annuncio dei risultati, diffusi nel tardo pomeriggio di ieri, ha scosso mondo medico e mercati: al Nyse di New York il titolo dell’americana Lilly si è impennato fino a chiudere in rialzo del 6,55% a 89,98 dollari, dopo avere toccato il valore record di 92,85 dollari.