Scalare l’Everest non è un gioco: Kathmandu impone nuovi limiti

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Ogni anno le casse del Nepal ricevono milioni di dollari dai permessi per l’ascensione alla montagna più alta del mondo, l’Everest

Il governo nepalese sta considerando l’ipotesi di imporre nuovi e più stringenti limiti per scalare l’Everest. Secondo un portavoce, il Tetto del mondo diventerà off-limits per i minorenni, gli over-75 e per le persone con gravi disabilità. Inoltre sarà necessario dimostrare una precedente esperienza alpinistica su una montagna sopra i 6.500 metri.
Ogni anno le casse del Nepal ricevono milioni di dollari dai permessi per l’ascensione alla montagna più alta del mondo. Ma diversi incidenti causati da valanghe (anche da terremoti, come l’anno scorso), ma anche all’eccessiva frequentazione di decine e decine di spedizioni commerciali, hanno indotto Kathmandu a rivedere la sua politica turistica.
“Non riteniamo corretto rilasciare permessi a persone che non possono vedere, o camminare, o non hanno le braccia”, ha spiegato il capo del ministero del Turismo, Govinda Karki. “Salire sull’Everest non è uno scherzo… Non è questione di discriminazioni. Come si può scalare senza gambe? Qualcuno ti deve portare su. Vogliamo rendere le montagne più sicure per tutti, quindi dobbiamo imporre alcune regole”.
La caccia al record sugli Ottomila si allarga su più fronti, anche quello della disabilità: oggi l’alpinista più giovane ad aver scalato l’Everest ha 13 anni, il più anziano 80. La settimana scorsa l’alpinista giapponese Nobukazu Kuriki, che aveva perso nove dita per congelamento in una precedente spedizione, ha dovuto abbandonare il suo tentativo di salire l’Everest. Nel 2006, il neozelandese Mark Inglis, privo di entrambe le gambe, è stato il primo a toccare gli 8.848 metri della vetta. Cinque anni prima, l’americano Erik Weihenmayer, fu il primo non vedente a raggiungere la cima dell’Everest.