Scienza: un elefante antico di 320mila anni alle porte di Roma

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I resti forniscono anche un’immagine di come doveva essere il territorio intorno a Roma circa 300mila anni fa

I resti di un grande elefante antico e di un gruppo di uomini preistorici depositati sull’alveo di un fiume che scorreva 320mila anni fa: il sogno del piccolo Indiana Jones. La Polledrara di Cecanibbio, il museo paleontologico nella campagna romana, custodisce un patrimonio di giacimenti fossiliferi del Pleistocene romano tra i più ricchi d’Europa; un valore poco conosciuto che si mette ‘in gioco’ in occasione della Settimana del Pianeta Terra, con visite guidate e conferenze. “Come meta turistica ancora non fa parte del circuito dei musei di Roma ed è perciò poco conosciuto – spiega ad AdnKronos Federica Marano, collaboratrice della sovrintendenza speciale per il Colosseo e dottoranda alla Sapienza – stiamo lavorando per renderlo più fruibile. Per ora sono soprattutto le scuole medie a visitarlo, ma merita di essere promosso di più”. Dalla data di scoperta del giacimento, il 1984, gli scavi sono andati avanti fino al 2014: sono emersi circa 900 metri quadrati di deposito fossilifero, con oltre 10mila resti fossili in particolare di grandi mammiferi, tra cui il bue primigenio (quello usato dai Romani per i lavori agricoli) e l’elefante antico. Una scoperta che rende unico questo sito è la documentazione delle prime pratiche di macellazione di uno degli esemplari ritrovati da parte di un gruppo di ominidi che frequentavano l’area circa 320mila anni fa. I resti forniscono anche un’immagine di come doveva essere il territorio intorno a Roma circa 300mila anni fa: “Nella preistoria il territorio romano era dominato dai due complessi vulcanici principali: a sud i Colli Albani e a nord quello dei Sabatini – spiega Marano – che influenzavano fortemente il paesaggio e il popolamento dell’area. Il clima non era molto diverso da quello attuale, giusto un pochino più caldo, e c’erano specie che oggi non ci sono più come elefanti, rinoceronti, il bue primigenio”.