Settimana del Pianeta Terra: tra faglie attive e sorgenti idrotermali con Tivoli protagonista

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I depositi di travertino quaternario del Bacino delle Acque Albule, sotto Tivoli, si sono formati a partire da circa 115.000 anni fa

“Saremo tra faglie attive e sorgenti idrotermali con Tivoli protagonista. I depositi di travertino quaternario del Bacino delle Acque Albule, sotto Tivoli, si sono formati a partire da circa 115.000 anni fa. Si tratta di un’area complessa dal punto di vista geologico per la presenza di faglie attive, sorgenti idrotermali e fenomeni carsici che possono concorrere a determinare fenomeni di pericolosità geologica di un certo rilievo. Saremo anche in questi luoghi con la Settimana del Pianeta Terra”. Lo ha affermato Marco Giardini docente di Scienze Naturali. Settimana del Pianeta Terra solo in Italia e dal 18 al 25 Ottobre con 237 eventi, 180 località, più di 600 ricercatori. La più imponente operazione di promozione delle geo – scienze che sia mai stata realizzata in Italia e nel Mondo. Una creatura tutta dei due ricercatori Rodolfo Coccioni dell’Università di Urbino e Silvio Seno dell’Università di Pavia che vedrà in campo le università italiane, i musei di Scienze della Terra, i massimi centri ed istituti nazionali di ricerca. Tutti potranno partecipare a 150 geo – escursioni ed a più di 80 tra conferenze ed attività laboratoriali di cui molte saranno per i bambini.

Le proprietà curative delle Acque Albule di Tivoli

“La conoscenza dell’assetto geologico dell’area costituisce pertanto lo strumento indispensabile per una più attenta e rigorosa pianificazione territoriale e per la tutela delle due georisorse locali (acqua e travertino), entrambe utilizzate fin dall’antichità. Le proprietà curative delle Acque Albule -ha proseguito Giardini – erano infatti ben note ai romani: Svetonio narra dei bagni dell’imperatore Augusto, mentre Plinio il Vecchio elenca i benefici di tali acque. La cava del Barco, prima cava di travertino dell’area, è stata aperta nel III sec. a.C. Lo stesso termine travertino deriva dal latino tiburtinus (lapis), cioè pietra di Tivoli. Utilizzata per diversi secoli per i principali monumenti di Roma, compreso il Colosseo (ancora oggi è possibile osservare al Barco tracce dell’attività estrattiva di età romana), fu abbandonata, per essere poi riaperta nel XVI sec. per la costruzione della basilica di S. Pietro. E’ realizzato in travertino anche uno dei più noti sepolcri dell’area tiburtina, l’imponente mausoleo dei Plauzi (I sec. d.C.), nei pressi del romano Ponte Lucano, a breve distanza dalla celeberrima Villa Adriana. A ridosso della cava del Barco si erge il Montarozzo del Barco, minuscolo colle antropogenico (70x100m, 20m di altezza) formato da scaglie di travertino scartate dalla cava. Questa sorta di “Testaccio tiburtino” è stato colonizzato nel tempo da un gran numero di piante: un recente studio floristico ha rivelato la presenza di ben 268 diverse entità vegetali. Il 18 ottobre, guidati anche da altri studiosi quali l’archeologo Zaccaria Mari, il geologo Luigi De Filippis e l’architetto Brunella Testi, avremo la possibilità di osservare da vicino questi eccezionali monumenti storici e naturali dell’area”.