La missione di Nespoli, la Expedition 52/53, partirà a maggio del 2017 e durerà circa cinque mesi
L’età non è un parametro che conta nella selezione degli astronauti chiamati alle missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale. Contano la buona salute, una serie di requisiti fisici “che valgono per tutti“, sia ventenni che sessantenni, e poi, oltre alla competenza, ha un grande peso anche “l’esperienza“. Lo ha spiegato Paolo Nespoli, il prossimo astronauta italiano dell’Esa ad andare sulla Stazione spaziale internazionale, a margine dell’inaugurazione della European Space Expo ai Giardini Montanelli di Milano. La missione di Nespoli, la Expedition 52/53, partirà a maggio del 2017 e durerà circa cinque mesi. Sarà la terza missione di lunga durata dell’Agenzia spaziale italiana e la terza missione per Nespoli, che è nato nel 1957 e avrà sessant’anni quando tornerà nello spazio. La European Space Expo, una mostra della Commissione Europea che spiega come lo spazio abbia un impatto diretto sulla vita sulla Terra, arriva a Milano dopo aver girato 28 città europee ed essere stata visitata da oltre 850mila persone. L’ingresso (dalla parte di piazza Oberdan) è gratuito (aperta lunedì-giovedì dalle 9 alle 20; venerdì domenica dalle 10 alle 21). “Per me – continua l’astronauta – questo è un ri-volo, quindi mi sto preparando in addestramento a Houston, in Texas. Ho cominciato con le varie fasi in cui cercano di capire che cosa mi ricordo e costruiscono un piano di addestramento per riempire eventuali buchi. Ci sono cose che sono cambiate che vanno aggiornate, poi c’è tutta la parte sperimentale che va fatta daccapo. Mi sto addestrando a Houston, ma anche a Mosca, perché volerò su un veicolo russo, andrò in Giappone perché sarò responsabile del modulo giapponese e starò in Europa perché sarò responsabile del modulo europeo“.
Si tende a pensare, continua Nespoli, “che ci siano degli obiettivi specifici per ogni missione. Invece, di fatto, la stazione spaziale internazionale è una casa laboratorio che è lì da dieci anni e che starà lì per altri dieci anni. L’astronauta è uno dei tasselli del funzionamento di questa casa-laboratorio. L’astronauta è l’idraulico, l’elettricista, quello che scarica e carica, quello che muove il braccio meccanico e anche quello che fa gli esperimenti, quello che fa il braccio dello scienziato, che è cavia a se stesso“. Gli obiettivi principali, prosegue Nespoli, “sono da un lato mantenere la stazione e farla funzionare, dall’altro portare a termine degli obiettivi scientifici che sono definiti in genere un anno prima della missione, quindi è ancora presto per sapere che cosa succederà. La stazione spaziale è a disposizione di tutti e conduce esperimenti per tutti gli scienziati, centri di ricerca e università di tutto il mondo“. “Se ho capito bene – continua l’astronauta – c’è stato un collega russo che ha compiuto sessant’anni in orbita. A parte il fatto che John Glenn ha volato a 77 anni, ma l’età è veramente secondaria. L’età non è uno dei parametri che vengono presi in considerazione quando si selezionano gli astronauti per il volo. Uno deve essere fisicamente a posto e ci sono dei requisiti che valgono per tutti, ventenni, trentenni, eccetera“. Una volta appurato che ci sono questi requisiti, continua Paolo Nespoli, “si vanno a guardare la conoscenza e l’esperienza, che è importantissima. Il fatto che tu sei già stato là sopra e che sanno come ti comporti, come lavori con il centro di controllo, cosa succede se ti chiedono di lavorare un po’ di più, è una cosa che conta molto. In orbita ci sarà un momento in cui sarò l’unico astronauta alla seconda o terza esperienza di volo: tutti gli altri saranno giovani. E’ importante avere esperienza“. Andare nello spazio non è un esercizio fine a se stesso. “In orbita – spiega l’astronauta – usiamo il dentifricio normale. Ma parliamo per esempio dei lubrificanti. Nelle lavatrici ci sono dei cuscinetti che, se non vengono lubrificati adeguatamente, si bloccano e la lavatrice è da buttare. Nello spazio ci sono problematiche complesse, perché non c’è più la forza di gravità e c’è una dissipazione termica diversa“. Lassù “i lubrificanti tendono a evaporare: hanno avuto dei grossi problemi all’inizio. Abbiamo dei giroscopi che mantengono l’assetto della stazione, che all’inizio si sono bloccati. Quindi, hanno dovuto studiare dei lubrificanti diversi, che rispondono a queste problematiche e, guarda caso, ora quei lubrificanti vengono usati nelle lavatrici, che girano meglio di una volta. Questo è solo un esempio. Ma sulla stazione è interessante vedere come si comportano i fluidi: capire le interazioni tra i fluidi ci porta a capire e a disegnare le cose in maniera completamente diversa“.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?