Nicola Capozza, responsabile della Chirurgia urologica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma che torna sul primo trapianto di rene da sveglio effettuato all’ospedale Molinette di Torino
“In questo tipo di intervento non vedo l’eccezionalità. L’anestesia spinale si fa in molte operazioni ma la scelta di farla in un trapianto al posto di quella generale non deve essere la soluzione, ma l’opzione in casi rari e in adulti come avvenuto infatti con il paziente di Torino in cui non si poteva procedere altrimenti. Mentre l’anestesia locale non è adatta per un trapianto di rene su un paziente pediatrico”. A spiegarlo all’Adnkronos Salute è Nicola Capozza, responsabile della Chirurgia urologica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma che torna sul primo trapianto di rene da sveglio effettuato all’ospedale Molinette di Torino. “Il problema principale in un trapianto di rene su un paziente pediatrico è la sua gestione emodinamica – spiega l’esperto – Abbiamo bisogno che ci sia una pressione venosa molto elevata, perché questa favorisce la ripresa immediata del nuovo organo. Per farlo serve un’anestesia generale e occorre intubare per evitare la formazione di un edema polmonare”. “Io ho da poco subito un’operazione di protesi d’anca e l’ho fatto con l’anestesia spinale, quindi ero sveglio – osserva Capozza – Lo dico per far capire che si può subire un intervento anche con l’anestesia locale, ma per un trapianto il discorso è differente. Il punto è che il paziente non deve sentire il dolore, infatti si usano anche tecniche come l’ipnosi. Ma sono casi rari – conclude Capozza – in cui spesso ci si accorge che non si può procedere con un’anestesia tradizionale e si opta per altre strade”.


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