Tumori, esperto: più casi della media tra migranti e rifugiati

“Alcuni tumori sono prevenibili attraverso lo screening. Rifugiati e migranti, a causa dei loro spostamenti, non hanno accesso a controlli preventivi e quindi alla diagnosi precoce”

L’accesso alla cura del cancro è ancora un grosso problema in Europa, dove vige una grande eterogeneità nella disponibilità di farmaci, programmi di screening e risorse. Esistono popolazioni trascurate, con tassi più bassi di diagnosi precoce e di compliance al trattamento, oltre che un’incidenza maggiore della patologia: i migranti e i rifugiati sono una di queste. A lanciare l’allerta Alexandru Eniu dell’Istituto per il cancro ‘I. Chiricuta’ di Cluj-Napoca, Romania, e a capo dell’Emerging Countries Committee dell’Esmo, la società scientifica che organizza a Vienna in questi giorni l’European Cancer Congress. “Il cancro – dice Eniu – può essere una malattia cronica che richiede un accesso tempestivo e prolungato all’assistenza. Alcuni tumori sono prevenibili attraverso lo screening. Rifugiati e migranti, a causa dei loro spostamenti, non hanno accesso a controlli preventivi e quindi alla diagnosi precoce. Avendo possibilità limitate di accesso al sistema sanitario nel loro paese di adozione, queste persone trascurano i primi segnali della malattia e chiedono aiuto medico solo quando ci sono i sintomi”. “Per uno studio osservazionale presentato al congresso -continua Eniu- sono stati intervistati 11.000 migranti e rifugiati, e la distribuzione dei tumori ha mostrato un’incidenza delle forme più frequenti (mammella, colon, polmone) superiore a quella media della popolazione. E quasi la metà dei pazienti ha avuto la diagnosi in una fase avanzata della malattia. Ancora, sempre la metà non ha completato la terapia, in un terzo dei casi perché non è potuto tornare in ospedale. E’ chiaro che è necessaria un’attenzione maggiore verso queste popolazioni svantaggiate: sforzi politici ad hoc e fondi speciali per i migranti potrebbero essere una soluzione”.