Un “downburst” associato ad un intenso temporale ha provocato strage di La Mecca, l’11 settembre Arabo

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Le forti raffiche di vento di un “downburst” avrebbero provocato il crollo della gru sulla Grande Moschea della Mecca

Sarebbe stato un “downburst” a causare il crollo dell’imponente gru che ieri è precipitata sulla folla di fedeli giunti alla Grande Moschea della Mecca, cagionando 107 morti e 238 feriti. Nessuna tromba d’aria quindi, ma solo intensi colpi di vento associato al passaggio di un temporale piuttosto energetico. Nella giornata di ieri il gran caldo accumulata è stato temporaneamente smorzato dal solito temporale termoconvettivo che nel tardo pomeriggio ha interessato il centro di La Mecca, con brevi ma intensi rovesci di pioggia, a tratti anche intensi, accompagnati da scariche elettriche e tuoni fragorosi. Il temporale si è originato proprio nelle ore pomeridiane, quelle più “roventi”, sopra i rilievi ad est di La Mecca.

LePresse/Wangbo
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Guardando le immagini satellitari si nota come la grossa Cellula temporalesca, sviluppata sui rilievi sauditi, una volta cresciuta in altezza sia stata agganciata in quota da un flusso più umido di correnti orientali, dominante nella media troposfera sopra il settore centro-meridionale della penisola Arabica, che ha spinto il temporale dalle montagne verso l’area di La Mecca, dove nel corso del pomeriggio sono arrivate le prime precipitazioni al suolo. Le correnti orientali in quota che interessano la penisola Arabica, soprattutto il settore centro-meridionale, sono originate dalla presenza alta di latitudine dell’ITCZ fra l’Africa orientale e l’oceano Indiano. Guadagnando terreno verso nord il “fronte di convergenza intertropicale” ha accompagnato la contemporanea risalita verso nord del ramo principale della “Jet Stream sub-tropicale” che ora si scorre sopra la Siria, l’Iraq, l’Iran e l’estremo nord dell’Arabia Saudita.

L'origine dei temporali di calore lungo i rilievi dell'Arabia Saudita occidentale
L’origine dei temporali di calore lungo i rilievi dell’Arabia Saudita occidentale

Anche nel pomeriggio di ieri la tipica brezza marina da Ovest, che si forma lungo le coste del mar Rosso, si è spinta verso l’entroterra, riuscendo a raggiungere l‘area di La Mecca, a circa 45 miglia (70 km) dalla costa del mar Rosso. L’aria più umida proveniente dal mar Rosso, muovendosi in direzione est, si è poi spinta verso i rilievi presenti dietro La Mecca. A contatto con i primi contrafforti montuosi l’aria umida è stata costretta a sollevarsi verso l’alto e a condensarsi, favorendo la formazione di nubi a sviluppo verticale (cumuli e cumulonembi) che hanno poi prodotto le piogge e i temporali. Salendo verso l’alto, grazie alla forzatura orografica che è stata esercitata nei confronti della brezza di mare, le nubi cumuliformi hanno preso un certo sviluppo verticale, fino ad innalzarsi nella medio-alto troposfera e venendo poi agganciata dalle correnti orientali che in questo periodo dell’anno scorrono in quota sopra il settore centro-meridionale della penisola Arabica. Le correnti orientali in quota che interessano la penisola Arabica, soprattutto il settore centro-meridionale, sono originate dalla decisa salita di latitudine dell’ITCZ fra l’Africa orientale e l’oceano Indiano.

AqOCI8NCAAApx41-550x4101Guadagnando terreno verso nord il “fronte di convergenza intertropicale” ha accompagnato la contemporanea risalita verso nord del ramo principale della “Jet Stream sub-tropicale” che ora scorre sopra la Siria, l’Iraq, l’Iran e l’estremo nord dell’Arabia Saudita. Nell’Arabia Saudita centro-meridionale, e tra Yemen e Oman, le correnti occidentali in quota sono state subito soppiantate da correnti meno intense di provenienza orientale che dominano nella media-alta troposfera. Un cambio di regime dei venti in quota che caratterizza l’avvento della stagione estiva sulla fascia tropicale. Malgrado la presenza nei bassi strati di aria “bollente” e molto secca, con umidità relativa sotto il 30-40 % mentre la temperatura attorno alle 03:00 PM misurava un valore di circa +42°C.

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Anche queste sono delle condizioni veramente estreme per la formazione di un temporale, ma soprattutto per l’avvento delle piogge, visto che temperature dell’aria così elevate spesso, coadiuvate da bassissimi tassi di umidità relativa, favoriscono una rapida evaporazione delle precipitazioni ancor prima che esse raggiungono il terreno, formando le cosiddette “virghe“ (strisce di precipitazioni lungo la base dei cumulonembi). Durante il temporale il termometro è crollato dai +42°C ai +36°C con l’arrivo dei primi forti scrosci di pioggia che a ritmo intermittente sono andata avanti fino alla successiva serata. L’arrivo dei forti rovesci di pioggia che dai rilievi scivolano in direzione del pianoro in cui sorge la città saudita è stato preceduto dall’avvento di intense raffiche di vento, prevalentemente dai quadranti meridionali, attivate dai fortissimi contrasti termici che si sono venuti a creare fra l’area investita dalle precipitazioni e le zone circostanti, molto più calde. Il downburst difatti corrisponde ad un forte “downdraft“, ovvero una colonna d’aria in rapida discesa che però incontra la superficie del suolo perpendicolarmente tendendo poi ad espandersi orizzontalmente (divergenza) in tutte le direzioni.

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Molto spesso la violenta espansione, paragonabile ad un improvviso scoppio (burst), spesso produce un vortice rotante o un anello di vento entro il quale si generano dei flussi di vento lineare ad elevata velocità ma di opposte direzioni, con notevoli turbolenze e componente piuttosto irregolare e rafficata. I downburst sono all’origine dei violenti colpi di vento che molto spesso accompagnato il passaggio di un intenso fronte temporalesco, specie durante il periodo primaverile ed estivo. Essi si formano a seguito dell’intenso scompenso che si crea all’interno del temporale (che sia una Cella singola o un complesso sistema Multicellulare) fra “updraft” (forte corrente ascendente che alimenta il cumulonembo) e “downdraft” (forte corrente discendente che si localizza nell’area delle precipitazioni) e nella maggioranza dai casi sorgono da nubi cariche di pioggia e forti rovesci, la cui temperatura è più bassa rispetto all’ambiente circostante. Si innesca cosi un “gradiente termico” che fa aumentare la pressione nella nube temporalesca, causando un conseguente “gradiente barico” fra la zona temporalesca e le aree circostanti.

la meccaTale differenza barica genera un intenso e turbolento flusso d’aria verso l’esterno che serve a bilanciare la pressione. In genere, in presenza di fortissimi “updrafts” l’aria trasportata dalle corrente ascensionali riesce a raggiungere la parte sommitale del cumulonembo (l’incudine), ghiacciandosi e divenendo molto più pesante e gelida rispetto le masse d’aria circostanti. Si forma cosi una sacca d’aria molto fredda e pesante che con il supporto della forza gravitazionale tende a ridiscendere molto rapidamente verso la base del cumulonembo impattando col suolo tramite le precipitazioni. Una volta raggiunto il terreno le forti raffiche di vento originate divergono dal punto di impatto determinando delle forti e alle volte violente raffiche di vento con velocità e direzione mutevole a seconda delle zone.