Un mare di rifiuti: le immagini e i dati che devono farci riflettere

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Continuamente sversiamo in mare rifiuti, talvolta senza neanche accorgercene. E’ diventato “naturale” per l’uomo inquinare l’ambiente, quasi come se la salute di quest’ultimo non lo riguardasse. Secondo studi recenti in mare ci sono oltre 5000 miliardi di pezzi di plastica galleggianti ed altri ancora degradati ed erosi dal vento e dall’acqua, trasportati dalle correnti si sono pian piano depositati sui fondali ed altri ancora mangiati dalla fauna marina. Mozziconi di sigaretta, carta, oggetti di plastica, rifiuti industriali e urbani ecc. impiegano tempi più o meno lunghi per degradarsi, ad esempio la carta contamina meno l’ecosistema marino perché si degrada molto velocemente, ovvero in circa 3 mesi, un mozzicone di sigaretta può richiedere dai 2 ai 5 anni, una gomma da masticare 5 anni, una lattina di alluminio 500 anni e bottiglie di vetro e di plastica fino a 1000 anni.

degradazioneIn questi tempi molto lunghi i rifiuti impattano sull’ecosistema e facendo aumentare notevolmente la carica batterica, avvelenano gli organismi marini. Causa di ciò sono principalmente gli scarichi fognari, radioattivi, industriali ed urbani in mare e la mancata depurazione delle acque. I pesci sono pieni di metalli pesanti e noi nutrendoci di essi dopo aver avvelenato loro facciamo lo stesso con noi stessi. I miliardi di pezzi di plastica che rilasciamo in mare sono monitorabili addirittura tramite satellite, poiché oltre ad essere davvero numerosi le correnti li accumulano in aree di convergenza, come ad esempio nei gyre subtropicali degli oceani, andando a formare delle vere e proprie isole di spazzatura. La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha realizzato un modello di trasporto di oil spills noto come GNOME (General NOAA Operational Modeling Environment) che simula le traiettorie di questi ultimi in mare.

mare-e-plastica-300x336La sua utilità consiste principalmente nel monitorare il trasporto degli inquinanti e in presenza di sversamenti volontari ed involontari in mare consente di prevedere le loro traiettorie nel tempo, cosicché si possa anche intervenire cercando di limitare l’area coinvolta. Essendo sempre maggiore l’inquinamento è sempre più importante comprendere come mitigarlo, ma il primo passo sta nel conoscere con esattezza in che stato è la qualità delle acque. Secondo il report finale di Goletta Verde, la nave di Legambiente che per due mesi ha circumnavigato le coste italiane, effettuando 266 campionamenti di masse d’acqua, nel 45% delle location esaminate i livelli della carica batterica delle acque sono addirittura superiori ai limiti imposti dalla legge, e tra queste aree sono comprese anche zone in cui è consentita la balneazione.  Abbiamo veramente superato i limiti! L’uomo non si rende conto che avvelenando l’ambiente avvelena se stesso. Se vogliamo tutelare la nostra salute, dobbiamo prima prenderci cura dell’ambiente che ci circonda.