Accadde oggi: nel 1938 il Fascismo approvò le leggi razziali

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Sono passati 67 anni dall’approvazione, da parte del Gran Consiglio del Fascismo, della “Dichiarazione sulla razza”, una serie di norme antisemite passate alla storia come “leggi razziali”

Una pagina triste e vergognosa della storia italiana. L’apoteosi del Fascismo espressa in una serie di leggi razziste e discriminanti, che ha portato alla ghettizzazione, prima sociale e poi fisica, degli ebrei.

Le leggi razziali fasciste sono un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi applicati in razzaItalia fra il 1938 e il 1944. Queste norme discriminatorie erano rivolte soprattutto agli ebrei, ma anche ai camiti e a tutte le razze non ariane. Benito Mussolini lesse per la prima volta le norme che intendeva far approvare, il 18 settembre 1938 a Trieste. L’approvazione avvenne meno di un mese dopo, proprio il 6 ottobre, quando il Gran Consiglio del Fascismo sottoscrisse la “Dichiarazione sulla razza”.

leggi-razzialiPer la legge del periodo fascista era ebreo chi era nato da genitori ebrei, da un ebreo e da una straniera, da una madre ebrea e padre ignoto o anche chi, pur avendo un genitore ariano, si dichiarasse di religione ebraica. Fu ammessa la figura di quello che fu definito “ebreo arianizzato”, nei confronti dei quali le leggi razziali furono comunque applicate, ma con deroghe e limitazioni. Da quel momento in poi erano vietati matrimoni tra italiani e appartenenti alle razze camita, semita e altre non ariane, mentre quelli con stranieri anche di razze ariane dovevano essere approvate dal Ministero degli Interni; gli ebrei non potevano avere leggi razziali3alle proprie dipendenze domestici di razza ariana; le pubbliche amministrazioni e le società private di carattere pubblicistico, come banche e assicurazioni, non potevano avere alle proprie dipendenze degli ebrei; ebrei stranieri non potevano trasferirsi in Italia; venne revocata la cittadinanza italiana agli ebrei stranieri che l’avevano ottenuta prima del 1919; i semiti non potevano più svolgere la professione di notaio e di giornalista, con grandi limitazioni per tutte le professioni intellettuali; i ragazzi ebrei non potevano essere iscritti nelle scuole pubbliche e alle scuole medie era fatto divieto di adottare libri di testo alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo; alle comunità ebraiche fu dato il compito di creare delle scuole specifiche per gli ebrei, dove avrebbero potuto lavorare solo insegnanti ebrei. 

leggi razzialiLe restrizioni furono numerose e gli “arianizzati”, a differenza di tutti gli altri ebrei, potevano continuare a svolgere il servizio militare, esercitare il ruolo di tutore di minori, essere titolari di aziende per la difesa nazionale, essere proprietari di terreni o di fabbricati urbani al di sopra di un certo valore. Per tutti, indistintamente, fu obbligatoria l’annotazione dell’appartenenza alla razza ebraica nei registri dello stato civile. Fu creata una rivista apposita, “La difesa della razza”, nel cui primo numero si affermava solennemente che «È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo arianonordico».

Queste leggi, dopo aver portato discriminazioni e morte, furono finalmente abrogate con due regi decreti del 20 gennaio 1944.