Agricoltura: il 40% degli addetti è a rischio salute e sicurezza sul lavoro

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Solo il 60% degli addetti nel settore agricolo sono formati al fine di salvaguardare la salute e la sicurezza: sono infatti i più esposti a intemperie, stress fisico, infortuni e sovraccarico biomeccanico

Solo al 60% dei lavoratori, in agricoltura, viene data l’opportunità di partecipare ad attività formative in materia di salute e sicurezza. E’ quanto emerge dall’indagine realizzata mediante l’elaborazione dei dati contenuti in 574 questionari compilati da lavoratori agricoli di diverse regioni, e di diversi comparti agricoli, durante le attività formative promosse da Fondazione Metes nell’ambito di otto piani realizzati dal 2011 con il contributo di For.Agri. L’indagine è stata presentata nella sede della Flai Cgil nazionale. Viceversa, appare bassa la percentuale di lavoratori a cui viene messo a disposizione un set completo di dispositivi di protezione individuale (Dpi). In merito ai rischi, è quello fisico ad essere la principale fonte di infortuni, mentre è quello correlato alle situazioni di sovraccarico biomeccanico la principale ragione dell’insorgere di malattie professionali.

“La voce di opinion leader nazionali -spiega la ricerca- ricorda che solo attraverso il rispetto delle norme dettagliate e cogenti, che stabiliscono le condizioni e le modalità della prestazione lavorativa in relazione alla durata, alla temperatura dell’ambiente di lavoro e alle pause, è possibile evitare il verificarsi di tragici eventi come quelli che sono avvenuti durante quest’ultima estate”. “D’altronde -sottolinea l’indagine- i braccianti agricoli sono tra le categorie di lavoratori maggiormente colpite dalla riforma previdenziale. Al riguardo, l’introduzione del lavoro del bracciante agricolo nel novero di quelli usuranti appare giustificato considerando l’esposizione alle intemperie, agli sbalzi termici, ai carichi che di sovente caratterizzano lo svolgersi delle mansioni in agricoltura. La tutela dalla salute e della sicurezza sul lavoro appare, infine, legata alla valorizzazione del nostro made in Italy alimentare anche considerando che non ci può essere qualità del prodotto senza qualità del lavoro”.