Alimentazione, l’allarme degli esperti: “solo il 20% degli italiani segue la dieta mediterranea”

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La dieta mediterranea è nata in Italia, ma solo il 20% degli italiani oggi la segue e questa è una delle ragioni per cui il 40% di tutto il carico di malattia degli italiani, cioè delle morti e patologie precoci, è attribuibile all’alimentazione. E’ l’allarme dell’Aie, Associazione italiana di epidemiologia, lanciato in occasione del 39.esimo Congresso nazionale in corso a Milano, dove in concomitanza della chiusura di Expo si discute di alimentazione e salute nell’era della globalizzazione e si risponde ai più scottanti interrogativi sollevati dalla recente valutazione della Iarc sul consumo di carne rossa e lavorata. La dieta mediterranea è quel modello alimentare in cui prevalgono alimenti di origine vegetale, prodotti a base di farine integrali o poco raffinate e in genere di alimenti poco lavorati; sono ridotti invece i consumi di alimenti di origine animale, in particolare di carni rosse, e di alimenti ad elevata densità energetica, incluse le bevande zuccherate.

DIETA MEDITERRANEAUna maggiore adesione a questo modello alimentare è in grado di dimezzare il rischio di eventi cardiovascolari e di ridurre il rischio di tutti i tumori, in particolare di quelli del colon-retto. Ma i benefici della dieta mediterranea non si riscontrano solo nei soggetti sani: sapevamo già che la qualità di vita e la sopravvivenza migliorano nei portatori di malattie cardiovascolari che seguono questo regime alimentare; oggi esistono prove che ciò avvenga anche per i malati di tumore, per cui si riduce il rischio di recidive e metastasi. Gli interventi per migliorare la dieta degli italiani e renderla più simile a quella mediterranea sono quindi una priorità del sistema sanitario italiano. Gli epidemiologi hanno presentato anche le più recenti ricerche sulle attività di prevenzione: solo una piccola parte della popolazione italiana è stata recentemente bersaglio di attività di prevenzione per il miglioramento della dieta. Non più del 4% degli studenti ha ricevuto un intervento per promuovere una dieta corretta. Gli epidemiologi italiani concordano che “per l’emergenza delle malattie croniche e dell’obesità gli interventi di prevenzione messi in campo a oggi non sono sufficienti, ma devono essere utilizzati strumenti normativi più efficaci, come la tassazione delle bevande ad alto contenuto di zuccheri, le norme che spingano l’industria a ridurre il contenuto di zucchero e di sale degli alimenti industriali, e le regolamentazioni che cerchino di riallineare gli interessi dell’industria e dei cittadini con gli obiettivi di salute pubblica”.