Ecco Lanciano, dal miracolo eucaristico ai Martiri Ottobrini
Il comune di Lanciano è un fiore all’occhiello dell’Abruzzo. Le sue origini leggendarie vogliono che la cittadina sia stata fondata dal troiano Solima, fuggito e approdato in Italia insieme ad Enea. La leggenda, però, trova conferma anche nel ritrovamento di alcuni reperti datati allo stesso periodo. Lanciano conta circa 35.000 abitanti, di cui circa 1200 sono stranieri. Dal clima mite per quasi tutto l’anno, è meta di pellegrinaggi per il suo miracolo eucaristico. Pare infatti che, nell’antica chiesa di San Legonziano un monaco abbia dubitato della reale presenza di Cristo nell’eucarestia, mentre celebrava la Messa. Questo dubbio innescò il miracolo, l’ostia si trasformò in carne e il vino in sangue.
Nonostante le origini leggendarie, sono stati trovati anche alcune tracce che sembrerebbero far presumere che vi fossero degli insediamenti, nella zona circostante, databili al Neolitico. Lanciano, nell’età romana, divenne municipio e capitale del popolo sannitico. Con il crollo dell’Impero Romano, il piccolo municipio fu saccheggiato dai Goti. I Longobardi, invece, la rasero al suolo e fu necessaria la conquista bizantina per essere ricostruita. A questa seguì quella dei Franchi, i quali consentirono l’aggregazione al ducato di Spoleto e successivamente a quello di Benevento. I Normanni decisero di annetterla al Regno di Sicilia, sancendo così un legame indissolubile fino all’Unità d’Italia. Ai Normanni seguirono gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi. L’attività saliente della cittadina riguardò la nascita di fiere, che ne fecero un centro commerciale rinomato nel Trecento. L’economia e la crescente ricchezza permise così un incremento demografico ed una espansione urbanistica; non solo alla città fu riconosciuto lo status di università demaniale. Questo consentì alla città di non subire nessun dominio feudatario, ma di essere alle dipendenze dirette del Re; non solo era prevista l’esenzione dai dazi e dalle dogane e la possibilità di poter eleggere direttamente un magistrato. Questo portò conseguentemente anche ad una crescita di industrie di tela finissima e stoffe di lana. Il benessere economico, però, subì un crollo nel Cinquecento. Il declino non sembrò arrestarsi tanto che nel 1640 perse i suoi privilegi di città demaniale e divenne baronia, passando da un feudo ad un altro. Il crollo economico portò inevitabilmente ad una crescente povertà. Solo nel 1778, Lanciano riacquistò la libertà. Nell’Ottocento partecipò ai moti insurrezionali che stavano dilagando nel resto del paese, per poi votare per l’annessione al Regno d’Italia nel 1860. Il Novecento è il secolo della Resistenza e dei Martiri ottobrini, che sono commemorati ogni 5 e 6 ottobre. Durante queste due giornate, Lanciano ricorda l’insurrezione contro l’occupazione tedesca, che gli valse la Medaglia d’Oro al Valore Militare.
La città è ricca di monumenti di una certa rilevanza tra questi: la Basilica della Madonna del Ponte, il cui nome è dovuta al fatto che sorge su un ponte a tre archi in cui fu trovata la statua della Madonna col bambino. Accanto a questa la chiesa di Santa Maria Maggiore, uno dei monumenti più importanti dell’Abruzzo; la Chiesa e il convento di San Francesco, sul cui altare maggiore sono poste le reliquie del primo miracolo eucaristico e il sito archeologico Anxanum. Appuntamenti importanti sono: la messa in scena delle tentazioni di sant’Antonio Abate, alla vigilia del 17 gennaio, il Carnevale in cui vengono incendiati dei personaggi di cartapesta con il fuoco pirotecnico; il settembre Lancianese che, invece, custodisce alcune delle più importanti tradizioni e celebrazioni che durano fino al 16 settembre, il giorno della festa della Madonna del Ponte. Infine, la Squilla che riguarda una delle tradizioni più antiche della città, legata al solstizio di inverno e ai defunti, durante il quale il richiamo di una campana sulla Torre Civica indica alle famiglie lancianesi di riunirsi intorno al membro più anziano per il rituale del baciamano dei genitori e lo scambio dei doni. Tra i piatti tipici troviamo: la Pizz’ e foje, cioè delle verdure servite insieme ad una pizza di granturco e a delle sardine fritte; il rintrocilo cioè una pasta lunga con sugo d’agnello, le ciammajiche cioè lumache di terra servite solitamente la Vigilia di Natale, le cif e ciaf cioè lo spezzatino di maiale, il coniglio sotto al coppo, i fegatazzi, il bocconotto con ripieno di mandorle tritate e, infine, la pupa, il cavallo e il cuore dolci tipici di Pasqua.


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