Alla scoperta di Melfi, la città di Federico II e dei suoi falchi

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Ecco Melfi, da Federico II ai piatti gustosi e colorati

La Basilicata è la terra che ospita uno dei comuni più importanti d’Italia, soprattutto dal punto di vista storico-culturale. La città di Melfi conta circa 17.000 abitanti, di cui 600 sono stranieri. E’uno dei più importanti centri industriale del Meridione, soprattutto per la presenza di uno dei poli della Fiat e della Barilla. La cittadina si staglia alle basi del Monte Vulture, un vulcano ormai inattivo dalla preistoria. Melfi offre un clima particolarmente rigido d’inverno e molto caldo d’estate.

???????????????????????????????Sulle origini della città si hanno notizie abbastanza incerte, ma soprattutto tesi difformi. Alcuni le attribuiscono ai Greci, altri ai Romani e altri ancora ai Bizantini. I primi insediamenti sembrano risalire al Neolitico, subito dopo vi fu la presenza dei Dauni e dei Lucani e a seguire i Romani. L’Impero fa di Melfi un importante centro commerciale, alla sua caduta seguirono i Bizantini, poi i Longobardi e, infine, i Normanni. Melfi fu scelta per ospitare cinque concili voluti da cinque papi diversi. Nel 1059 fu scelta come capitale del ducato di Puglia e Calabria. Ai Normanni seguirono gli Svevi, che riportarono la cittadina al suo splendore originario. Proprio dal Castello di Melfi, Federico II enunciò le costituzioni di Melfi, cioè un insieme di regole destinate al Regno di Sicilia. Agli Svevi seguirono gli Angioini e poi gli Aragonesi. Tra gli episodi più tristi che la città ricorda, troviamo l’assedio di Melfi avvenuto tra il 22 e il 23 marzo, nota come la Pasqua di sangue. Durante l’assedio la città fu saccheggiata, bruciata e la popolazione sterminata. Gli Asburgo di Carlo V, permetterono un temporaneo ripopolamento della città, ma proprio durante il loro dominio e durante quello dei Borbone, vi fu un susseguirsi di insurrezioni prima contro la gabella della farina e poi per le terre demaniali. Nel Seicento, la popolazione subì un notevole calo a causa del dilagare della peste. Alla Repubblica napoletana seguì i giacobini e, infine, l’esercito sanfedista del cardinale Ruffo, che impedì uno dei saccheggi più violenti al paese. Nel 1851, Melfi fu colpita da un violentissimo terremoto. A questo seguì l’occupazione armata di Crocco e la battaglia contro il brigantaggio, con la messa a morte di numerosi briganti. Nel 1930, la città fu devastata da un altro terremoto. Le disgrazie non sembrano finire, visto che la città fu mira dei bombardamenti degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.

maccaronaraLuoghi di riferimento della città sono la Cattedrale Santa Maria Assunta, la cui impronta normanna è scomparsa quasi del tutto a causa dei violenti terremoti e dei restauri, la Chiesa di Sant’Antonio danneggiata durante l’assedio di Melfi, la Chiesa di San Lorenzo l’edificio più antico della cittadina, la Chiesa rupestre di Santa Margherita, in cui è presente un affresco che raffigura tre laici in tenuta da falconieri ( probabilmente Federico II e la sua famiglia)  ed è una delle rappresentazioni più antiche; Palazzo del Vescovado, in cui è presente la pinacoteca con dipinti e la sede del Museo Diocesano, il Castello di Melfi, il museo archeologico e, infine, la cinta muraria che circonda il centro storico. Per ciò che riguarda la cucina tipica, tra i piatti troviamo la maccaronara condita con sugo di coniglio o maiale, le lagane di castagne, un altro tipo di pasta. Gli strascinati alla ricotta, le tagliatelle con ceci, le tagliatelle con fave secche, il pancatto alla melfitana preparato con pane, papate e rape, il cucinidd cioè l’agnello cucinato con pancetta e salsiccia, le cicerchie con crostini di pane e cipolla, le carteddate, dolci di farina fritti. I calzoncelli, dei panzerotti con cioccolato e mandorle. Appuntamenti imperdibili sono il corteo storico federiciano, dove sono rappresentate le attività più importanti svolte da Federico II a Melfi e raduna tutti i falconieri di Europa. La Sagra della Varola, dedicata alla castagna, la Notte del Brigante in cui si esaminano e ci si confronta sugli eventi tragici a seguito dell’Unità d’Italia, e infine, la Festa delle Pannedduzze in cui è distribuito il pane azzimo.