Alluvione Costa Azzurra, il climatologo: “Sono le prime avvisaglie del riscaldamento globale”

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Tra le aree in Italia più a rischio, oltre alla Liguria “ancora più della Costa Azzurra per la fortissima inurbazione del territorio”

Quello che è accaduto in Costa Azzurra, ma anche in Carolina del Sud, tra tempeste di fulmini, piogge torrenziali e inondazioni mortali “è proprio quello che ci aspettiamo che avvenga in un mondo sempre più caldo“.
A confermare ad askanews come la drammaticità delle recenti inondazioni nel sud della Francia e negli Stati Uniti, solo per citare cronologicamente gli ultimi avvenimenti, stia diventando un fatto statistico calcolabile per modelli scientifici è il dottor Antonello Pasini, climatologo del Cnr.
Ovviamente un singolo evento non è ascrivibile al riscaldamento globale – dice Pasini – ma ci è chiara l’intensificazione dei fenomeni, soprattutto le ondate di calore e, in misura minore, gli eventi con precipitazioni intense“.
Per la scienza, sottolinea ancora Pasini, questi eventi “sono solo le prime avvisaglie di un riscaldamento globale del pianeta che se non si farà niente andrà avanti per secoli“.
Esistono già peraltro zone più vulnerabili, dove appunto si producono con maggiore frequenza i fenomeni di precipitazione intensa. L’esempio arriva proprio dalla Costa Azzurra, e maggiormente dalla Liguria: “Dipende dalla conformazione del territorio – prosegue il climatologo – oltre al fatto che costruiamo dove non dobbiamo costruire. L’evento in Costa Azzurra ha tutti questi parametri, mare caldo, colline a ridosso del mare che fanno condensare l’aria che sale. Primo risultato sono i fulmini, in Francia ce ne sono stati 40 mila per queste piogge, poi le precipitazioni che si fanno sempre più intense“.
Tra le aree in Italia più a rischio, oltre alla Liguria “ancora più della Costa Azzurra per la fortissima inurbazione del territorio“, ci sono la Versilia ed in generale tutto il versante toscano, per la presenza di un golfo con mare caldo e degli Appennini a ridosso delle coste. Cosa fare, secondo scienza, per provare a invertire i modelli fisici frutto del riscaldamento del pianeta, è noto.
Pasini comunque lo ribadisce “Bisogna ridurre le emissioni di CO2 e siccome ogni combustibile fossile crea CO2 significa rivedere i modelli di sviluppo“. L’occasione potrebbe essere la prossima Conferenza mondiale sul Clima di Parigi, la COP 21: “Stati Uniti e Cina hanno formulato dichiarazioni importanti che vanno in questa direzione, anche se gli interessi in campo restano sempre molto forti. La scienza ha d’altronde da tempo fornito le sue indicazioni, ora tocca solo alla politica“, conclude il climatologo del Cnr.