Alluvione lampo di Taranto: una “V-Shaped storm” all’origine dell’ennesimo evento estremo

Una “V-Shaped storm” all’origine dell’evento alluvionale che ha duramente colpito la città di Taranto

Prima di lasciare definitivamente il territorio nazionale, alla volta della Grecia e l’Albania, la perturbazione responsabile dei forti temporali, dei nubifragi e purtroppo della drammatica alluvione lampo che ha durante flagellato Benevento e l’hinterland limitrofo, ha causato anche un nuovo evento alluvionale sulla città di Taranto. Nel corso della mattinata di ieri, con l’allontanamento sullo Ionio del ramo freddo del sistema frontale, la città pugliese è stata colpita da una serie di violenti rovesci temporaleschi, con elevatissimi indici di rain/rate e continue fulminazioni, che hanno assunto le caratteristiche di un vero e proprio nubifragio.

LaPresse/Cosimo Calabrese
LaPresse/Cosimo Calabrese

In poco più di quattro ore, dalle 08:00 alle 12:00 AM, su Taranto, a causa del susseguirsi di questi violenti temporali in risalita dall’alto Ionio, sono caduti fino a 215 mm di pioggia. Un quantitativo pluviometrico veramente eccezionale che ha creato notevolissime criticità, per strade e interi quartieri allagati, con accumuli fino ad oltre un metro d’acqua nei punti più depressi. Tutta quest’acqua precipitata giù con estrema violenza non potendo essere smaltita correttamente dalla rete fognaria ha cominciato a stagnare sulle strade, trasformandole in grandi pantani che hanno reso impossibile qualsiasi tipo di attività. Grossi allagamenti si sono verificati anche nello stabilimento dell’ILVA, dove si è dovuto procedere ad una rapida evacuazione degli operai. Il violento nubifragio abbattutosi su Taranto è stata causato dal “landfall”, all’altezza del mar Piccolo, dell’ampio sistema temporalesco, di tipo “V-Shaped storm”, che nella serata di giovedì 15 Ottobre 2015 si era sviluppato sul Canale di Sicilia, a ridosso delle coste dell’agrigentino.

Il sistema "V-Shaped" che si è abbattuto su Taranto
Il sistema “V-Shaped” che si è abbattuto su Taranto, si nota la punta ce impatta sulla città (figura 1)

La miccia della “V-Shaped storm”, come accade solitamente in questi casi nella stagione invernale, è stata accesa dal passaggio del fronte freddo al suolo, con l’associata linea di confluenza venti al suolo, fra scirocco e maestrale, che già nella tarda serata di ieri ha determinando lo sviluppo di questo sistema temporalesco a mesoscala che col passare delle ore assumerà le caratteristiche della tipica “V-Shaped storm”, con la punta in fase di formazione nel tratto di mare poco ad ovest di Licata, dove era evidente la miccia esplosiva della convenzione che fa scoppiare il sistema convettivo. Nel corso della nottata questo sistema temporalesco, di forma “lineare”, dopo aver interessato la Sicilia meridionale e parte di quella centrale e orientale, con forti temporali che hanno assunto le caratteristiche di nubifragi (solo a Ribera in totale sono caduti oltre 111 mm di pioggia), è traslato sullo Ionio, scorrendo sopra acque superficiali molto più calde (maggiori disponibilità di calore latente) che hanno contribuito a rigenerare e intensificare ulteriormente il sistema temporalesco multicellulare, che dopo il transito sulle coste della Sicilia meridionale, fra agrigentino, nisseno e ragusano, aveva perso parte della sua energia, causa il maggior attrito esercitato dai monti Iblei e il venir meno nei bassi strati della linea di confluenza venti (sempre per ragioni puramente orografiche).

L'immagine visibile del "V-Shaped" che impatta sul tarantino (figura 2)
L’immagine visibile del “V-Shaped” che impatta sul tarantino (figura 2)

Proprio in mare si sono venute a ricreare quello condizioni termo-dinamiche adatte per lo sviluppo di convezione molto profonda in determinati punti, con “updrafts” veramente violenti capaci di sfondare fino in stratosfera. Difatti durante la mattinata di ieri il grosso ammasso temporalesco, slittando sullo Ionio, ha ripreso nuovamente vigore, anche grazie allo sviluppo di una bellissima “flanking line” che dal tratto di mare antistante le coste della Calabria ionica si estendeva fino al “core” del temporale, contribuendo a generare in loco nuove giovani “Cellule temporalesche”, foriere di precipitazioni. La “flanking line” è una estesa linea di cumuli e congesti molto sviluppati che vanno ad alimentare il sistema temporalesco che l’ha generata, visto che le cumulogenesi, non trovando alcun ostacolo davanti, possono aspirare e rifornire il temporale di masse d’aria calde e umide (ottimo carburante per la convenzione), rendendolo più duratura e intenso.

(Figura 3)
(Figura 3)

Poco prima delle 08:00 AM, mentre le “Cellule temporalesche” più vecchie del sistema multicellulare cominciavano ad impattare sulle coste del leccese e sul tarantino, apportando le prime piogge e i primi forti rovesci temporaleschi, poco ad ovest delle coste del Salento, nel tratto di mare davanti Gallipoli, le ultime moviole del satellite visibile mettevano in evidenza lo sviluppo di un “updraft” particolarmente violento che ha sfondato fino in stratosfera, originando un “overshooting top” che bloccava il vento ai livelli superiori, forzando il flusso a divergere intorno ad esso. Il flusso in alta quota, molto forte, tende con molta lentezza ad erode la sommità dell’”updraft” e trasporta i residui della nube sottovento, originando la tipica forma a “V”, ben evidenziata nelle ultime immagini satellitari. In genere la presenza “overshooting top”, evidenziato dalle analisi della nefodina da temperature estremamente basse (inferiori ai -60°C), indica la presenza di fenomeni temporaleschi particolarmente estremi che si localizzano proprio sulla punta più meridionale del sistema.

tarantoIn questo caso, poco prima dell’impatto sul leccese e sul tarantino, la “V-Shaped” è stato ben alimentata da un intenso “wind shear positivo”, fra media e alta troposfera, impresso dalla risalita, fino allo Ionio, di un ramo secondario del “getto polare”. Il transito di questo ramo ascendente del “getto polare” ha avuto l’effetto di instabilizzare ulteriormente la colonna d’aria sul lato orientale della convergenza venti al suolo, che nel frattempo avanza molto lentamente da ovest verso est, accendendo nuove “Cellule temporalesche”, particolarmente attive fra le coste dell’agrigentino e la costa ionica del messinese. Il forte “shear” del vento in quota e la convergenza nei bassi strati, fra l’aria calda e molto umida sub-tropicale marittima continentalizzata da SE, e quella più fresca di origine oceanica, che sfondava da O-SO sull’alto Ionio e sul Golfo di Taranto, ha continuato a tenere in vita il sistema temporalesco a mesoscala, di carattere lineare, che risalendo l’alto Ionio fino al mar Piccolo e alla città di Taranto ha assunto spiccate caratteristiche autorigeneranti, con la tipica forma a “V”, plasmata dalla forte convergenza venti al suolo e dalla notevole divergenza delle correnti in quota.

taranto 102La linea di convergenza, pur muovendosi verso levante con una certa velocità di spostamento, una volta giunta al traverso del tarantino, è riuscita a raccogliere una gran quantità di “energia potenziale”, con l’ancora attivo flusso sciroccale nei bassi strati che ha stimolato notevolmente la convenzione, favorendo così lo sviluppo di varie “Celle temporalesche”, alcune delle quali hanno raggiunto la città di Taranto in pieno stadio di maturazione (appena sfornate dall’alto Ionio), scaricando su questa forti rovesci di pioggia e temporali davvero violenti, con elevati indici di rain/rate e fulminazioni che hanno messo una intera città in ginocchio. I danni materiale, ancora da quantificare, sono veramente ingenti, specie nel quartiere Tamburi che è stato quello maggiormente vulnerato. Ma fortunatamente, anche in questa occasione, non si registrano né vittime e né ferite nonostante l’intensità dell’evento. Fenomeni sempre più estremi e frequenti a cui dovremo abituarci a convivere.