La classifica di Legambiente mostra come, in Italia, siano ancora pochi i capoluoghi interessati alla tutela dell’ambiente
L’Italia mostra ancora scarso interesse nei confronti della tutela dell’ambiente. Nonostante, vi siano dei netti miglioramenti sul fronte della raccolta differenziata e delle energie rinnovabili oltre, al calo delle concentrazioni di NO2, di PM10 e di ozono, grazie anche alla favorevoli condizioni meteorologiche, che hanno favorito una dispersione degli inquinanti; ancora molto deve essere fatto per favorire un miglioramento delle condizioni ambientali. Sembra, appunto, che il nostro paese non sia interessato alla creazione di eco-quartieri, in grado di sostituire le periferie esistenti o di promuovere attività, che possano limitare l’utilizzo di automobili diminuendo così lo smog. Proprio secondo l’analisi di Legambiente, prodotta insieme al contributo dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e del Sole 24 ore, riportata durante la ventiduesima edizione di Ecosistema Urbano, si evince un marcato divario tra Nord e Sud e degli scarsi miglioramenti in tutte le città, tranne alcune eccezioni. Sembra proprio che, i principali capoluoghi ad avere dato il miglior contributo siano: Verbania, Mantova , Belluno, Pordenone, Macerata, Oristano, Sondrio; città che contano meno di 80 mila abitanti.
Accanto a questo, città di medie dimensioni come Trento e Bolzano, e solo una grande città: Venezia. Le città che hanno registrato la peggiore performance sono tutte città del meridione: Vibo Valentia, Catania, Palermo, Agrigento e Messina. L’analisi ha visto l’utilizzo di 18 indicatori, dei quali: tre di questi riguardavano la qualità dell’aria, dalla concentrazione di polveri sottili al biossido di azoto e ozono; altri tre la gestione delle acque, dai consumi idrici domestici alla dispersione dell’acqua della rete e depurazione; due riguardavano i rifiuti, dalla produzione alla raccolta differenziata; due, invece, riguardavano il trasporto pubblico, dall’offerta all’uso che ne fa la popolazione; cinque, ancora, riguardavano la mobilità, dal tasso di motorizzazione all’indice di ciclabilità e isole pedonali; infine uno riguardava l‘incidentalità stradale e due l’energia. La produzione pro capite di rifiuti urbani, nel 2014, interrompe la progressiva diminuzione registrata negli ultimi anni di crisi economica e si attesta sui valori del 2013, con una media di 540 kg pro capite a fronte dei 561 kg/ab del 2012. La percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti registra inoltre un valore medio di 43,90% (era di 41,15% nella passata edizione e di 39,26% due anni fa). Per la raccolta differenziata, Pordenone è l’unico capoluogo a superare l’80% di rifiuti raccolti e differenziati.
Per quanto riguarda l`inquinamento atmosferico, nel 2014, scendono a 27, le città in cui almeno una centralina ha rilevato concentrazioni medie annue di biossido di azoto (NO2) superiori al limite di legge, mentre sono 4 i comuni che non rispettano il limite della concentrazione media annua di PM10. La situazione rimane più critica, anche se in miglioramento, per quanto riguarda i superamenti giornalieri di polveri sottili (PM10): passano da 40 a 33 i capoluoghi in cui almeno una centralina supera i 35 giorni di sforamento consentiti dalla normativa nell`arco dell`anno e cinque di questi arrivano a oltre 75 giorni di superamenti. Tra le città peggiori al riguardo troviamo: sia Frosinone, che Torino e Alessandria. Nonostante vi siano miglioramenti per quanto riguarda la produzione di ozoto, vi sono ancora alcune città che registrano un superamento della soglia tra queste: Genova e Rimini. Ecosistema Urbano riporta anche come, vi sia un ulteriore calo di passeggeri dei mezzi pubblici ed una stabilità delle isole pedonali e piste ciclabili. Oltre a dei miglioramenti nelle città di Bolzano e Venezia, vi è un declino dei mezzi pubblici a Milano e in città come Catania, Messina, Palermo e Taranto.Tra le città medie superano i 150 viaggi/abitante annui solo Brescia e Trento, come lo scorso anno, i valori peggiori invece sono per Alessandria, Brindisi, Grosseto, Latina che non arrivano nemmeno a 15 viaggi per abitante nell`arco dei 12 mesi.
Dati lievemente incoraggianti ma ancora molto lontani da livelli ottimali arrivano dal solare termico e fotovoltaico: salgono a diciassette (erano sedici lo scorso anno) i capoluoghi che possono contare su dieci o più kiloWatt provenienti da impianti installati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti. Salerno è la migliore, con 181 kW installati ogni 1.000 abitanti, seguita da Padova, Massa e Pesaro con circa 30 kW/1.000 ab. ma sono ancora 23 le città che non arrivano nemmeno a 1 kW/1.000 abitanti e di queste otto restano ferme a zero. In aumento, però i capoluoghi nei quali le perdite della rete idrica sono pari o inferiori al 15% dell`acqua immessa (Ascoli Piceno, Foggia, Macerata, Milano, Monza, Piacenza, Pordenone, Udine e Trento). Dodici (erano 16 lo scorso anno) invece le città nelle quali le perdite sono superiori al 50% (Bari, Cagliari, Catania, Catanzaro, Cosenza, Frosinone, Grosseto, Latina, Matera, Palermo, Rieti, Salerno).


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?