Assomacellai e Fiesa Confesercenti, in riferimento al recente allarme dell’Oms e della Iarc sulla supposta correlazione tra l’insorgenza di tumori e il consumo di carni rosse insaccate, manifestano “tutta la propria preoccupazione nei confronti di questa presa di posizione, peraltro non nuova, che rischia di ingenerare allarmismo e danneggiare importanti filiere alimentari. In assenza di elementi di conoscenza specifici, a nostro avviso, la notizia sarebbe maggiormente da verificare. La pubblicazione anticipata sulla rivista scientifica Lancet Oncology va invece nel contesto di una comunita’ scientifica che continua ad esprimere posizioni in materia assai variegate, arrivando anche a consigliare di inserire la carne nelle diete per favorire l’assunzione di proteine, vitamine, ferro e le altre sostanze necessarie all’organismo, soprattutto in alcune fasce d’eta’. Servono maggiori informazioni per fare chiarezza: in primo luogo, il campione preso a riferimento dallo studio, inclusi gli stili di vita dei soggetti analizzati e i metodi utilizzati per la produzione degli alimenti assunti dagli stessi. Metodi che non sono certo peculiari della tradizione italiana di lavorazione delle carni bovine e suine e dei prodotti di salumeria, che non privilegiano grassi e abbondanza di additivi, soprattutto nelle piccole produzioni artigiane. E’ per questo che il ministero della Salute e l’Autorita’ europea della sicurezza alimentare non possono che chiarire, il prima possibile, i reali termini della questione. Allo stesso tempo – concludono -, occorre proseguire con l’etichettatura obbligatoria di tutte le carni lavorate, includendo su tutti i prodotti, anche quelli semilavorati, l’origine dei Paesi”.
Carne cancerogena: “no agli allarmismi, ma serve più chiarezza”


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