Carne cancerogena: tra gli esperti dell’OMS anche una docente fiorentina

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È una dei 22 esperti che hanno collaborato al rapporto dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc) dedicato al legame fra consumo di carni rosse e carni lavorate e insorgenza dei tumori, pubblicato sull’ultimo numero di Lancet Oncology e che ha avuto una grande eco sugli organi di stampa e nell’opinione pubblica. Il suo nome è Giovanna Caderni, associato di Farmacologia del Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino (Neurofarba) dell’Università di Firenze, che ha fatto parte del gruppo di lavoro di Iarc – la branca della Organizzazione mondiale della sanità dedicata ai tumori – che pubblica monografie che identificano fattori ambientali che possono aumentare il rischio di cancro nell’uomo. I rapporti vengono stilati da gruppi di esperti di tutto il mondo, che prendono in esame gli studi presenti nella letteratura scientifica, in questo caso oltre 800, e valutano il peso dell’evidenza che lega un determinato agente al rischio di cancro.

carne rossaSulla base dei risultati l’agente in esame può essere classificato: come cancerogeno per l’uomo(classe 1), probabile o possibile cancerogeno per l’uomo (rispettivamente classi 2a e 2b). Agenti che non sono classificabili come cancerogeni per l’uomo appartengono alla classe 3, mentre agenti che probabilmente non sono cancerogeni appartengono alla classe 4. “I dati raccolti – spiega Caderni – hanno permesso, sulla base di evidenze sufficienti per il cancro del colon retto, di classificare il consumo di carne lavorata come cancerogenico per l’uomo (classe 1). Associazione positiva è stata anche trovata tra consumo di carne lavorata e cancro dello stomaco”. “Il consumo di carne rossa – prosegue la ricercatrice – è stato classificato come ‘probabilmente cancerogeno per l’uomo (classe 2a)’ relativamente al cancro del colon. Il consumo di carni rosse è inoltre associato con il cancro della prostata e del pancreas”. “Il rapporto non vuole scatenare un allarme – commenta la ricercatrice – . Tra i fattori ambientali presi in esame nelle varie relazioni di Iarc ci sono sostanze chimiche, miscele complesse, esposizioni lavorative, agenti fisici e biologici e stili di vita. In una dieta sana – conclude Caderni – un consumo equilibrato di carne rappresenta un rischio di tumore molto più basso se paragonato a quello di altri agenti cancerogeni, come il fumo di sigaretta”.