Dagli acquedotti romani all’irrigazione a goccia, la storia maestra di futuro ad Expo 2015

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Per nutrire il pianeta si puo’ imparare dall’Impero romano e dai suoi acquedotti. Si parte da li’, per arrivare fino all’irrigazione a goccia e al campo verticale portato a Expo dal padiglione di Israele, uno delle testimonianze piu’ ammirate dell’intera Esposizione. Questo il tema affrontato a Expo nel Simposio bilaterale di archeologia Italia-Israele a Expo, presenti tra gli altri l’ambasciatore israeliano in Italia, Naor Gilon, e il vicedirettore del Dipartimento diarcheologia dell’Israel Antiquities Authority, Uzi Dahari. “Per nutrire il pianeta possiamo imparare dalla Storia”, ha spiegato l’archeologo Uzi Dahari. Perche’ la Storia ha donato a Italia e Israele un patrimonio archeologico di inestimabile valore. Come gli antichi acquedotti romani, sparsi in tutti i territori di quello che era l’Impero, Israele compreso. “L’uomo non puo’ vivere senza acqua – ha detto Dahari -. E i Romani, che avevano uno stile di vita molto dispendioso e avevano bisogno di produrre sempre piu’ cibo e avere sempre piu’ acqua a disposizione, capirono come poterla portare da dove ce n’era in abbondanza, a dove ce n’era meno, come da noi, che viviamo in una terra al 60% desertica. Il loro sistema era incredibile, e credo che, a millenni di distanza, non si possa raggiungere il livello degli acquedotti romani”. Quelle tecniche sono state studiate dagli archeologi israeliani, portate da esempio ai tecnici di oggi, ed e’ lungo questo cammino che oggi Israele puo’ vantare nel settore agricolo la produzione di tecnologie tra le piu’ avanzate al mondo. Come per esempio quella dell’irrigazione a goccia, una cui testimonianza e’ il campo verticale messo in mostra a Expo dal padiglione israeliano. “Ospitare il Simposio a Expo e’ stata una scelta felice, perche’ il tema di Expo e’ ‘Feeding the planet’, e nutrire il Pianeta e’ stata l’attivita’ che ha occupato le persone dall’antichita’ – ha detto l’ambasciatore Gilon -. Israele oggi e’ leader mondiale per tecnologia in generale, ma soprattutto per la tecnologia agricola. Per questo penso che il padiglione israeliano sia un luogo perfetto per parlare di archeologia, perche’ noi connettiamo passato e futuro, l’agricoltura tradizionale con quella del futuro”.