Dal Museo Archeologico di Napoli “riemergono” 90 statue

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Le statue per anni avevano accolto i visitatori nel grande atrio

Dal Museo Archeologico di Napoli ‘riemergono’ novanta statue, sono dei, eroi e guerrieri, uomini e donne, ma anche busti e bassorilievi, opere provenienti da Pompei, Ercolano, Cuma, Pozzuoli, Baia che dopo un ventennio di oblio da oggi sono visibili ai visitatori in una grande teca di vetro speciale costruita nel giardino settentrionale dell’edificio. E’ il risultato finale del progetto ‘Storage- beni culturali invisibili’ del Mibact finanziato da fondazione Telecom Italia (la teca e’ costata 320mila euro), partito cinque anni fa e che coincide con l’avvio della direzione dell’Archeologico di Paolo Giulierini, uno dei nuovi manager alla guida dei principali musei italiani ora divenuti autonomi.

”Questo e’ un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato, che e’ poi la sfida del futuro – ha detto il neo direttore presentando l’ iniziativa – posso dire che con me non si apre un nuovo corso ma un nuovo corso si inserisce nel lavoro importante, serio e meticoloso fatto fin ora. Mi sento un privilegiato – ha voluto ribadire il 46 enne etruscologo aretino – Autonomia non vuol dire isolamento ma versatilita’, dinamismo, rapporti sempre migliori con Mibact e enti locali. Il museo non deve essere una ‘monade’ ma relazionarsi con la citta’, essere a servizio dei cittadini” Prime tappe della sua gestione dovrebbero essere la riapertura della sezione egizia e un progetto di comunicazione. Intanto c’e’ da festeggiare il completamento dell’iniziativa sui ‘beni culturali invisibili’, diretta da Valeria Sanpaolo ”il destino di queste opere era finire nei nostri grandi depositi, abbiamo invece deciso di recuperale” spiega la curatrice raccontandone la vicenda. Queste statue infatti per anni avevano accolto i visitatori nel grande atrio, dove erano state portate per sgombrare le sale a mano a mano che proseguivano i lavori di consolidamento, che vanno avanti dagli anni 70. Poi nel 1995 erano state accantonate e sembravano destinate a divenire dei ‘tesori nascosti’. Da oggi i visitatori potranno ammirarle e identificarle una ad una attraverso le informazioni che scorrono su due schermi e in caso di maltempo, vista la loro collocazione ‘a cielo aperto’, osservarle da una postazione nell’atrio, orientando una telecamera per avvicinare e ingrandire la loro immagine. Alla giornata inaugurale ha partecipato l’arch. Luca Maggi (Ministero dei beni culturali e del turismo, segretariato regionale per la Campania); Marcella Logli, direttore generale Fondazione Telecom Italia (‘l’utilizzo della tecnologia e’ fondamentale per ampliare accessibilita’ e diffusione della cultura’); Gaetano Daniele, assessore alla cultura e turismo del Comune di Napoli (che ha ricordato gli interventi nell’area circostante il museo, la fine dei lavori di messa in sicurezza della Galleria, annunciando che la sala Gemito ospitera’ la scuola del teatro Nazionale) e Sebastiano Maffettone, consigliere per la cultura della Presidenza della Regione Campania.