La vita di Ettore Majorana che con la sua teoria potrebbe risolvere i misteri dell’universo
Il mondo della fisica, proprio in questi giorni, festeggia i fisici Takaaki Kajita e Arthur B. McDonald vincitori del Premio Nobel per la Fisica grazie ai loro studi relativi alla trasformazione dei neutrini da un tipo ad un altro, confermando l’ipotesi che questi posseggano una massa. La teoria va ad aggiungersi all’enorme puzzle, che da diversi anni impegna i fisici di tutto il mondo e che sta spingendo molti di questi a collaborare all’esperimento CUORE, nell’Istituto del Gran Sasso. L’esperimento potrebbe confermare la teoria di Majorana, secondo cui il neutrino e l’antineutrino, sarebbero la stessa particella, consentendo di comprendere tutti gli aspetti misteriosi dell’universo.
Ettore Majorana è un fisico made in Sud. Nato a Catania il 5 agosto 1906 scompare misteriosamente nel 1938. Le teorie sulla sua scomparsa sono delle più disparate e hanno coinvolto numerosi personaggi Fermi, Sciascia, Mussolini e qualche anno fa la trasmissione ” Chi l’ha visto?” che ha fatto si che la Procura di Roma aprisse un’inchiesta. Inizialmente, alcuni sostenevano l’ipotesi di suicidio confermata da alcune lettere, che lo stesso Majorana avrebbe scritto ad un caro amico e alla famiglia. Nelle lettere, il fisico contorto, chiederebbe il perdono e la possibilità di evitare il nero al lutto. In realtà questa tesi, sembrerebbe essere subito smentita da alcuni testimoni che affermerebbero di averlo visto qualche giorno più tardi e dal registro del biglietto di sbarco.
Altri ancora, sostengono che, il taciturno Majorana fosse fuggito in Germania per servire niente di meno che Hitler, con i suoi studi sulla energia nucleare per poi fuggire in Argentina. A testimoniarlo una foto con Adolf Eichmann su un battello diretto in Venezuela e diversi soggetti, che dichiararono di essergli stati amici. Leonardo Sciascia che lo definì un tipo strano e introverso, sostenne l’ipotesi che il fisico si fosse rifugiato nella Certosa di Serra San Bruno. La Procura di Roma, invece, chiuse il caso affermando che il fisico si fosse rifugiato in Venezuela, sotto le sembianze del signor Bini dove morì nel 1959. La conferma è data dalla sovrapposizione di una foto di Majorana da giovane e il signor Bini, che corrisponde perfettamente.
Quel che certo è che Ettore Majorana non era certo un tipo allegro e gioioso, tutti gli “amici” o perlopiù i conoscenti lo hanno sempre ricordato come un tipo taciturno, introverso e scontroso. Tanto che per il suo carattere, i ragazzi dell‘Istituto via Panisperna, in cui Majorana lavorò sotto la direzione di Enrico Fermi, gli attribuirono il soprannome di Grande Inquisitore. Fin dall’età di 5 anni è appassionato di fisica e matematica. Del suo legame con Fermi si ricorda un episodio particolare.
Pare infatti che, Fermi mostrò un giorno il suo lavoro sul modello statistico dell’atomo mostrando al ragazzo la tabella dei valori numerici. Majorana osservò la tabella e in silenzio lasciò lo studio. Il giorno dopo si presentò nuovamente, estrasse un fogliettino con su disegnata una tabella con i propri valori numerici e chiese di poterla confrontare. Il confronto, ovviamente, mostrò gli stessi risultati. Majorana, allora, “rassicurò” Fermi dicendo di proseguire, in quanto il suo studio era del tutto esatto. Il suo carattere peggiorò dopo il viaggio nella Germania nazista. Iniziò a non uscire più di casa, a rifiutare la posta dichiarando che ” il destinatario fosse morto”. Insomma, per molti era in pieno esaurimento nervoso.
Iniziò ad insegnare all’Università di Napoli, dopo aver rifiutato il posto di insegnante a Cambridge e Yale. Il 27 marzo 1938 scompare. Ad attivarsi è subito Mussolini, che avvia le indagini. La tesi del suicidio risulta sempre più debole a causa del prelievo di una ingente somma di denaro. Per molti, la sua scelta fu dovuta agli esperimenti nell’Istituto Panisperna, in cui alcuni nuclei di uranio furono bombardati con dei neutroni, andando così a praticare la fissione nucleare alla base della bomba atomica.
Il peso della scoperta fu talmente tale da costringere il fisico a fuggire. Negli anni, iniziarono a susseguirsi tesi secondo cui fosse stato ucciso dai servizi segreti americani o che vagabondasse a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Altri lo identificarono come Tommaso Lipari, tesi sconfessata da Paolo Borsellino che richiese una perizia calligrafica scoprendo che Lipari fosse un ex galeotto. Oggi, invece, non sembra importare che fine lui abbia fatto, ma cosa abbia fatto. La sua teoria sui neutrini potrebbe essere confermato dall’esperimento CUORE, dando alla sua immagine quella giusta rilevanza, che in vita ha sempre cercato. Il suo contributo potrebbe risolvere numerosi misteri e la sua teoria sta unendo circa 157 ricercatori di 30 istituzioni di Italia, Stati Uniti, Cina, Spagna e Francia. E forse era così che Majorana (che oggi avrebbe 109 anni e che, chissà, magari è diventato uno degli uomini più longevi d’Italia e potrebbe leggerci con un tablet da chissà dove) voleva essere ricordato davvero.


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