Fiume Sarno: Legambiente conferma l’alto tasso di inquinamento

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“Emerge l’urgenza di ridurre non solo i prelievi, ma anche e soprattutto i carichi inquinanti, fermando i numerosi scarichi industriali e civili che ancora oggi inquinano la risorsa idrica”

Su trenta punti campionati lungo il fiume Sarno, da Solofra fino a Castellammare di Stabia, compresi canali secondari ed altre criticità segnalate dai cittadini, soltanto sei meritano un giudizio positivo, confermando il grave grado di sofferenza del fiume e dei suoi principali affluenti, dovuto a scarichi di reflui urbani e industriali non depurati, all’inquinamento da fertilizzanti e pesticidi dell’agricoltura, alla profonda manomissione degli ambiti perifluviali ridotti ai minimi termini. Sono questi, in sintesi, i risultati delle indagini condotte da Goletta del Sarno, una campagna di monitoraggio del fiume Sarno promossa da Legambiente Campania e realizzata da Leonia, circolo Legambiente Valle del Sarno in collaborazione con la rete dei circoli Legambiente del Bacino del Sarno e il supporto tecnico della azienda Hach.

INQUINAMENTO-FIUME-SARNO“Goletta del Sarno conferma anche quest’anno le criticità già evidenziate in passato, purtroppo una situazione molto critica già a partire dalle sorgenti. E’ sempre più urgente una politica integrata, che partendo dal pieno coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali, economici e sociali del territorio, possa controvertire lo stato diffuso di degrado ambientale – affermano Giancarlo Chiavazzo e Luca Pucci, rispettivamente responsabile scientifico e componente del direttivo di Legambiente Campania – Emerge l’urgenza di ridurre non solo i prelievi, ma anche e soprattutto i carichi inquinanti, fermando i numerosi scarichi industriali e civili che ancora oggi inquinano la risorsa idrica, procedendo al contempo alla bonifica delle falde contaminate”. “Per fare questo – aggiungono – è necessario non solo il completamento delle infrastrutture di servizio, ma finalmente l’attivazione compiuta dei Servizi Idrici Integrati sia sotto il profilo della gestione che dell’indirizzo e controllo”. Questi risultati confermano ancora una volta, per Legambiente, che il fiume non nasce inquinato, ma subisce le aggressioni delle carenze del sistema fognario-depurativo che non copre tutti gli insediamenti abitativi, dell’agricoltura che usa fertilizzanti chimici e fitofarmaci, dell’industria che non tratta adeguatamente i propri scarichi idrici.