I miracoli di San Francesco d’Assisi e lo speciale legame con i suoi “fratelli” animali

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Tanti i miracoli attribuiti a San Francesco, che vedeva riflessa ovunque l’immagine di Dio Creatore. Ecco i più significativi

Tanti i miracoli attribuiti a San Francesco d’Assisi. Eccone alcuni: una donna particolarmente devolta al Santo morì nella citta di Montemarano. Molte persone si radunarono nella veglia funebre per pregare. Improvvisamente il cadavere si risvegliò, domandando al sacerdote che era lì presente di usufruire della confessione. Terminata la confessione, confidò al sacerdote: “Ero in attesa di essere condannata a una dura pena ma San Francesco ha chiesto e ottenuto per me la grazia di tornare in vita, per pentirmi e confessare tutte le mie colpe”. Dopo la donna si addormentò nel Signore.

SAN FRANCESCO COPA Capua un ragazzo annegò nel Volturno. Un uomo lo soccorse e portò a riva, ormai cadavere. I presenti occorsi, pur costatando la morte del ragazzo, invocarono l’intervento di San Francesco che non li deluse. Il ragazzo si alzò come se nulle fosse successo tra la gloria e lo stupore dei presenti. Ad Assisi, ad un uomo gli furono strappati gli occhi per un presunto furto. Il povero mutilato si fece portare all’altare di San Francesco dopo, piangendo per la sua innocenza, implorò il suo aiuto. Dopo tre giorni al cieco spuntarono miracolosamente nuovi occhi, anche se più piccoli e, con essi, la vista. San Francesco, come noto, aveva un rapporto viscerale, di profondo amore, verso gli animali.

LUPOLa storia narra che San Francesco, giunto a Gubbio, trova i cittadini spaventati per la presenza, nel circondario, di un feroce lupo che li tormenta. Francesco, malgrado il parere contrario degli abitanti di Gubbio, gli Eugubini, che temevano per la sua vita, decise di cercare il lupo per parlargli, trovandolo appena fuori dalla città, presso la chiesa della Vittorina. Qui il lupo lo accoglie minaccioso, con le fauci aperte ma dopo aver ricevuto la benedizione di Francesco e ascoltato le sue parole di biasimo per il suo feroce comportamento, si tranquillizza. Francesco promette al lupo che se si pentirà del male fatto e cambierà modo di vita, gli Eugubini saranno lieti di accoglierlo in città e di nutrirlo.  Il lupo accetta questo accordo, ponendo il suo muso sul ginocchio di Francesco in segno di sottomissione. Il Santo e il lupo entrano in Gubbio sotto gli occhi stupefatti dei cittadini e nella grande piazza del mercato, ancora esistente, il lupo ripete davanti a tutti la promessa. Il patto sarà rispettato da entrambe le parti e grande è la riconoscenza degli abitanti di Gubbio per San Francesco.

PESCATORI 1Si racconta anche che quando San Francesco vedeva i pescatori con un abbondante pescato, chiedeva di rigettare i pesci in acqua. Si narra che un pescatore della città di Piediluco, vedendo passare Francesco, già noto all’epoca, lo fermò per regalargli una tinca appena pescata. Francesco accettò il regalo, rigettandola subito in acqua per poi cantare le lodi di Dio. Si narra che il pesce non andò via ma rimase vicino al Santo a cantare, giocherellare e ascoltare le lodi. Il pesce andò via quando Francesco gli diede il permesso, tornando libero tra i suoi fratelli pesci. Nei racconti francescani si narra di un miracolo avvenuto a Lugnano in Teverina. Un giorno mentre Francesco pregava, vide una donna aggredita da un lupo molto feroce che, oltretutto, addentò un bambino, portandoselo via.

SAN FRANCESCO 6Vista la scena, il Santo chiese alle anatre di rincorrere il feroce animale ed esse riuscirono nell’impresa. Una volta gli fu portato un leprotto preso al laccio e Francesco, commosso, disse: “Fratello leprotto, perché ti sei fatto acchiappare? Vieni da me”. Subito il leprotto, lasciato libero, si rifugiò spontaneamente nel grembo del Santo, dove si sentiva al sicuro. Francesco fece per liberarlo nel bosco, ma il leprotto, una volta messo a terra, gli rimbalzò più volte nuovamente in braccio. Lo stesso accadde con un coniglio e un fagiano. Un giorno il Santo si imbatté in un uomo che portava al mercato due agnelli da vendere legati, bendati, penzolanti dalle spalle. Si accostò, accarezzandoli e chiedendo al padrone perché li tormentasse. L’uomo rispose che li portava al macello per venderli e ricavare dei soldi. Allora Francesco barattò il suo mantello con gli agnelli e li tenne liberi sotto la sua protezione. Francesco vedeva il riflessa ovunque l’immagine di Dio Creatore. Se notava un vermiciattolo lungo la sua strada, si chinava per raccoglierlo e posarlo in un luogo più sicuro perché non venisse schiacciato dai passanti.

CORVOZittiva le rondini affinchè gli facessero spazio, consentendogli di parlare di Dio alla gente; l’agnello gli ricordava Betlemme e il Bambino Gesù col suo bestiame, le allodole assomigliavano ai suoi frati che erano vestiti semplicemente di bruno come loro. San Francesco amava tutte le creature, anche quelle meno aggraziate e tenere. Si narra che un giorno, mentre era alla Porziuncola, di ritorno dai suoi viaggi, un corvo si posò sul tetto. I frati non lo salutarono con gioia, ritenendo che fosse di cattivo auspicio. Il corvo era nero, con un canto sgraziato ma con sorpresa i frati videro Francesco avvicinarsi all’uccello e dialogare amorevolmente con lui. Da quel giorno, il corvo iniziò a condividere la vita comunitaria con tutti i frati, frequentando il coro, mangiando con loro, facendo compagnia ai malati.