Il ciclone osservato stamani fra la Corsica e il settore più meridionale del mar Ligure rientra nella categoria dei sistemi sub-tropicali derivati dal processo di “Warm Seclusion”
Come abbiamo avuto modo di spiegarvi già ieri il bellissimo sistema depressionario che nelle ultime 36 ore ha causato piogge abbondanti e venti molto forti fra Sardegna, coste liguri e Corsica, non è classificabile come un normale ciclone dalle caratteristiche sub-tropicali. Oggi, durante il suo passaggio ravvicinato sulla Corsica ne abbiamo avuto conferma.
Difatti osservando attentamente l’andamento della pressione barometrica in diverse stazioni corse abbiamo notato come quest’ultima, durante il passaggio ravvicinato del piccolo vortice che ha mantenuto il proprio occhio centrale poco a nord-ovest di Capo Corso, abbia subito un vero tracollo, dell’ordine di 3-4 hpa all’ora. Calo barico profondo che è stato all’origine delle impetuose raffiche di vento che in mattinata hanno spazzato sia la Corsica, con picchi massimi di ben 130-140 km/h nella stazione di Capo Corso, che le coste del ponente ligure, in particolare imperiese e savonese.

Segno della presenza attorno il minimo barico, non particolarmente profondo, di un vero e proprio “mesociclone”, con valori pressori un po’ più bassi di quelli stimati dalle mappe sinottiche. Solitamente cali barici così repentini si associano a strutture depressionarie di tipo sub-tropicale o tropicale al 100%. Se vogliamo catalogarlo, in base ai modelli concettuali forniti dalla meteorologia sinottica, possiamo dire che ci siamo trovati di fronte ad un sistema ciclonico, meglio conosciuto e descritto nella letteratura scientifica, con il termine di “Warm Seclusion”. Recentemente si è scoperto che sul bacino del Mediterraneo, molte ciclogenesi che hanno assunto caratteristiche sub-tropicali, o puramente tropicali, impropriamente confusi con i “TLC”, i quali presentano al proprio interno un prevalente processo “barotropico” (proprio come nell’atmosfera tropicale), derivino proprio da questa tipologia. Pur essendo molto simili alle ciclogenesi tropicali, concettualmente identificate con l’acronimo di “TLC” (proprio per distinguerli dai comuni cicloni tropicali), i cicloni di tipo “Warm Seclusion” presentano una genesi diversa. In quest’ultimi l’instabilità “baroclina”, molto intensa, ha un ruolo preponderante nell’approfondimento della struttura vorticosa.

Nei “TLC”, invece, una volta collaudata la “tropical transition” ad opera di una invasione stratosferica che riversa in quota aria molto fredda e secca sopra il ciclone, tanto da contribuire ad approfondirlo ulteriormente favorendo l’aspirazione dai bassi strati (tramite l’intensificazione dei moti convettivi associata all’inasprimento del “gradiente termico verticale” e “igrometrico” lungo il profilo verticale della colonna d’aria) di aria calda e umida che riempie il nucleo depressionario di masse d’aria calde (creando il cosiddetto “core caldo” nella bassa e media troposfera), l’instabilità “barotropica” prende il sopravento, rafforzando la forza centrifuga (la struttura degenera in un ciclone chiuso con un occhio centrale ben definito) e agevolando l’attivazione di un’area di convenzione molto profonda attorno il minimo depressionario.

I cicloni di tipo “Warm Seclusion” si sviluppano ogni qual volta in un ciclone extratropicale, il fronte caldo “retrocede” velocemente verso la parte posteriore del sistema frontale, ove normalmente è posizionato il fronte freddo, e il nucleo di aria fredda post-frontale che segue quest’ultimo soggetto. Pertanto, in questi casi, l’arretramento del fronte caldo e dell’aria calda pre-frontale, ad esso associato, sul settore post-frontale, porta all’isolamento di una vasta bolla di aria calda, che viene circondata lungo i suoi lati dalle masse d’aria fredde post-frontali, dominanti sul settore occidentale della circolazione ciclonica extratropicale. Tale processo, sopra descritto, porta, così, all’isolamento di un nucleo di aria calda proprio nei pressi del minimo depressionario, facendo assumere al sistema le tipiche caratteristiche “ibride”, sub-tropicali, o nei casi più rilevanti più propriamente tropicali.
Va però specificato che in questo caso il “cuore caldo” compare solo nei bassi strati (850 hpa), mentre alle quote superiori prevale ancora l’aria più fredda, anche se durante l’evoluzione il “cuore caldo” può ampliarsi e estendersi verso l’alto. Inoltre nei “TLC” la convenzione è molto più profonda, con imponenti cumulonembi temporaleschi che possono agevolmente superare i 14 km di altezza, vista la maggior quantità di calore latente assorbita dalla superficie marina in un ambiente già di per sé molto umido nei bassi strati. Nelle “Warm Seclusion” l’attività convettiva, pur molto profonda, rimane limitata ad una determinata altezza.
Questo è stato proprio l’esempio della piccola depressione sul mar di Sardegna che già nella giornata di ieri, avvicinandosi all’isola, ha cominciato a subire un processo di “Warm Seclusion” davanti alle coste dell’oristanese, a seguito della rapida retrocessione del fronte caldo sul settore freddo post-frontale localizzato a ridosso delle coste della Spagna orientale e del mar delle Baleari. In questo caso l’aria più fredda, affluita precedentemente sulla Spagna e scivolata fin sul mar di Alboran, ha dapprima circondato e subito dopo chiuso una porzione limitata di aria più calda sul mar di Sardegna, favorendo la “Warm Seclusion”. Durante tutta la sua traiettoria, dalla Sardegna fino alle coste corse e al settore più sud-occidentale del mar Ligure, il sistema depressionario non ha mai presentato alcun “cuore caldo” a 500 hpa, né a superfici superiori. In accordo con quanto detto possiamo catalogare tale sistema come un ciclone di tipo “Warm Seclusion”. Il primo in assoluto dell’autunno 2015 sul bacino del mar Mediterraneo.


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