I vantaggi: riduzione dei tempi operatori, minor rischio di complicanze, degenza ospedaliera più rapida, assenza di protuberanze sul petto e cicatrici, miglioramento della qualità della vita
Un primato tutto italiano in campo medico: il pacemaker più piccolo al mondo è stato installato per la prima volta in Piemonte, al ‘Maria Pia Hospital’ di Torino. L’intervento è stato eseguito su un paziente di 79 anni, affetto da blocco atrio-ventricolare completo parossistico. L’uomo, che a causa della delicatezza dell’intervento era stato rifiutato da altre strutture, ora sta bene. Il pacemaker utilizzato, del tipo Micra TPS, è una cardiocapsula che per il suo funzionamento non necessita di alcun componente esterno aggiuntivo; è lunga poco più di 2 centimetri, pesa solo 2 grammi e non richiede incisioni del torace. Il dispositivo è stato impiantato nel Dipartimento di Alta specialità per la cardiologia e la cardiochirurgia del Maria Pia Hospital, struttura del gruppo sanitario italiano GVM Care & Research, dall’équipe guidata da Saverio Iacopino, Pasquale Filannino e da Bruno Pezzulich. A differenza dei pacemaker convenzionali o i micro già installati negli anni scorsi, il Micra TPS, la cui durata è di circa 10 anni – sottolinea una nota – viene fissato al tessuto cardiaco per mezzo di uncini metallici, risultando molto più sicuro e protetto rispetto agli elettrostimolatori tradizionali. Il device è completamente espiantabile e può essere riposizionato per mezzo di uno specifico sistema di recupero. Data l’età del paziente sottoposto a trattamento, è ipotizzabile l’inserimento di almeno altri due dispositivi identici nell’arco di 20 anni.
“E’ un passo nel futuro già annunciato – ha spiegato Sebastiano Marra, direttore del Dipartimento cardiovascolare del Maria Pia Hospital – La nostra struttura è da anni che investe in tecnologia, come tutto il gruppo sanitario GVM. Noi siamo abituati ai fatti e il risultato raggiunto con l’installazione del pacemaker più piccolo del mondo ne è la testimonianza”. “L’eccezionalità del caso specifico – ricorda Iacopino – è data dalla contemporanea presenza, in un soggetto obeso affetto da blocco atrio-ventricolare completo parossistico, di trombosi (una patologia causata da coaguli di sangue che ne impediscono la normale circolazione) in entrambe le vene succlavie (destra e sinistra), confermata dall’angioTac, indagine diagnostica fondamentale nello studio delle anomalie vascolari. Precluse le classiche vie d’accesso – ha specificato il medico – l’impianto del pacemaker è stato completato attraverso l’introduzione dalla vena femorale del Micra TPS con l’ausilio di un introduttore orientabile. La metodica impiegata rivoluziona in modo radicale il punto di vista del malato: non avvertendo più sotto la pelle qualcosa di estraneo al corpo, dimentica quasi di essere cardiopatico.
L’impatto psicologico correlato ad un mini pacemaker invisibile, inoltre, è assolutamente positivo. La tecnica, non chirurgica, comporta per gli esperti numerosi benefici: prima di tutto la riduzione dei tempi operatori, meno di 20 minuti complessivi. A ciò si aggiungono il minor rischio di complicanze, una degenza ospedaliera più rapida, l’assenza di protuberanze sul petto e cicatrici, un sensibile miglioramento della qualità della vita già a poche ore dal ricovero. “Da qui in avanti – conclude Iacopino – il Micra TPS si sostituirà al circuito elettrico del cuore del paziente mandato in tilt dalla malattia, ripristinando così la normale funzione della pompa cardiaca”.


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