Jack Dorsey regala un terzo delle sue quote ai dipendenti. Un salto nel vuoto o l’ultimo tentativo di salvare il social?
Ha fatto il giro del web la notizia dell’ “investimento” che Twitter ha elargito a favore dei dipendenti: si tratta di ben 200 milioni donati in Azioni. Jack Dorsey ha infatti deciso di regalare un terzo delle sue quote. Una decisione che sgomenta un po’ tutti e che alcuni ricollocano al disaffezione degli utenti nei confronti del social, svelandone dunque il tallone d’Achille; mentre altri credono alle parole rilasciate ai media e alla stampa nazionale da Dorsey: “Voglio reinvestire direttamente nelle persone che lavorano con me. Preferisco possedere una quota di azionariato più piccola, in un’azienda più grande. E noi renderemo Twitter sempre più grande”. Ma sarà realmente così?
Non è infondato dire che i cinguettii iniziano a perder colpi; non a caso gli utenti negli ultimi tempi sono sono calati del 33% e molti profili ed account risultano essere totalmente inattivi. Come se non bastasse è notizia di pochi giorni fa il licenziamento di trecento lavoratori dell’azienda, pari all’8% della forza lavoro.
Un’altra defaillance di Twitter non di poco conto è sicuramente la raccolta pubblicitaria. Mentre Facebook , Istagram, Google incrementano abbondantemente le loro “tasche” da introiti pubblicitari, il Social media di San Francisco non accoglie questo redditizio mercato e il guadagno diventa sempre più asciutto.
Di certo non hanno neanche aiutato le critiche mosse nei confronti del social da parte di menti eccelse quali lo scrittore Umberto Eco e Jonathan Franzen , che avevano additato il social di essere troppo permissivo nei confronti di chi lo strumentalizzava per lanciare offese pesanti e insulti spropositati nei confronti di personaggi noti. Anche diverse blogger avevano denunciato il social dopo esser state vittime di ingiurie sfrontate nei loro confronti.
E ancora, aleggiano sul social messaggi di diffamazione, razzismo, sessismo e invettive pesanti che molto spesso rimangono impunite.
Insomma forse ci si trova di fronte l’epilogo di Twitter, anche se per adesso tutte queste sono solo mere considerazioni.


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